Ora la riforma del lavoro: più flessibilità

di Mirco Marchiodi wROMA Dopo le pensioni, il lavoro. Le due riforme sono collegate. Di più, dipendono l'una dall'altra. La riforma previdenziale - ha spiegato ieri il ministro al Welfare Elsa Fornero - punta tutto su un'altra cosa che nella manovra non c'è, il pezzo mancante che la sorregge: un nuovo mercato del lavoro che funziona. La riforma del lavoro è il pezzo su cui bisognerà lavorare appena finita questa prima parte. In un mercato più flessibile ci vogliono ammortizzatori sociali perché una società degna non lascia nessuno senza reddito. Secondo il ministro, la riforma previdenziale è stata la parte più facile, perché quella più complicata sarà la riforma del mercato del lavoro. Il ministro ha confermato tutte le novità in materia previdenziale, ammettendo che si è lavorato con l'accetta, che sull'anzianità la decisione è stata drastica e che la deindicizzazione è un boccone amaro. Flexsecurity. Se non funziona il mercato del lavoro, la riforma previdenziale è comunque destinata a fallire, ha spiegato la Fornero. Per questo da oggi la nuova priorità è quella di rivedere le regole legate all'occupazione. Nessuna anticipazione, se non la conferma della linea indicata già da Mario Monti nel suo discorso programmatico: La direzione - ha infatti annunciato il ministro - sarà quella della flexsecurity: un po' di flessibilità che si accompagna a garanzie di protezione di lavoratori che hanno problemi sul mercato del lavoro. Si va verso il contratto unico e il modello danese, già indicato dal giuslavorista e senatore Pd Pietro Ichino come opzione migliore, accettata come base di partenza per una discussione anche dall'ex ministro al Lavoro del Pdl Maurizio Sacconi. Un modello che prevede licenziamenti più facili, ma che garantisce a chi perde il lavoro il 90% dello stipendio nel primo anno di disoccupazione, l'80% nel secondo, il 70% nel terzo e il 60% nel quarto. Il trattamento complementare garantito rispetto all'assegno statale verrebbe versato dall'azienda che licenzia, che quindi avrebbe un incentivo economico a far rientrare al più presto il lavoratore licenziato nel mercato del lavoro. Per la riforma, ha anticipato il ministro, è già stato trovato un gentlemen's agreement. Possibile - ne aveva parlato proprio la Fornero pochi giorni fa - anche l'introduzione di un reddito minimo garantito. Anzianità. In attesa della riforma del lavoro, ieri sono stati presentati i dettagli di quella previdenziale. L'addio alle pensioni di anzianità (quelle legate alle quote e agli anni di contributi) è un dato di fatto: Il 2018 non è l'ultimo anno per le pensioni di anzianità. Non c'è una norma che dica che scompaiano, però - ha precisato la Fornero - andranno a morire perché quando ci sarà il regime contributivo conterà solo l'età minima di accesso alla pensione. Proprio su questo aspetto, ieri sono stati svelati altri dettagli per quanto riguarda le donne. Dal 1° gennaio quelle del settore privato andranno in pensione a 62 anni, requisito che salirà di un anno ogni anno per arrivare ai 66 anni, come gli uomini, a decorrere dal 2018. Le lavoratrici autonome, invece, andranno in pensione a 63 anni e 6 mesi già dal 2012, a 64 anni e 6 mesi a decorrere dal 2014, a 65 anni e 6 mesi dal 2016 e a 66 anni a decorrere dal 1° gennaio 2018. Rivalutazione. In termini di riduzione dell'incidenza della spesa pensionistica in rapporto al Pil, la riforma garantirà risparmi crescenti nel tempo: dai circa 0,2 punti percentuali del 2012 a 0,9 nel 2015 e fino a circa 1,4 punti percentuali nel 2020. Si scende poi a 0,9 punti percentuali nel 2030 e 0,2 nel 2040. Inizialmente i risparmi saranno garantiti quasi per intero dal blocco della rivalutazione delle pensioni superiori ai 936 euro. Il tasso di indicizzazione previsto sarebbe stato pari al 2,6% nel 2012 e all'1,9% nel 2013. Il congelamento degli assegni superiori a i 936 euro - il 76,5% del totale - porterà ad una minor spesa pensionistica al lordo del fisco di 3,8 miliardi nel 2012 e di 6,7 miliardi sia nel 2013 che nel 2014. A questo risparmio si aggiungono anche le maggiori entrate derivanti dal contributo di solidarietà dei fondi speciali, stimate in 115 milioni nel 2012, 116 nel 2013 e 117 nel 2014. Sul blocco della deindicizzazione comunque si discute ancora. Il ministro è disponibile alla trattativa, ma avverte che si potrà lavorare solo sui saldi: Il dramma è il gettito. Avete la mia piena disponibilità a venire incontro a ogni suggerimento, fermi restando i saldi. Rinunciare a qualche risparmio si può, ma solo aumentando le entrate. Una possibilità potrebbe essere quella di colpire le baby-pensioni con un prelievo straordinario: un'idea, ha detto la Fornero, che non mi trova affatto contraria. ©RIPRODUZIONE RISERVATA