Due anni fa prima sentenza in tribunale
GARLASCO Quattro anni e quattro mesi tra dolore e dubbi, tante verità diverse e poche certezze. Il nome di Garlasco comincia ad essere associato alla parola "delitto" nel pomeriggio del 13 agosto 2007, quando Alberto Stasi chiama il 118 dopo aver scoperto il corpo della fidanzata 26enne Chiara Poggi nella villa di via Pascoli 8, dove la ragazza abitava con i genitori. Le indagini della procura di Vigevano puntano subito sul fidanzato e il 18 agosto Alberto viene indagato per omicidio volontario aggravato. Un mese dopo arrivano i primi risultati delle analisi compiute dai Ris sul luogo del delitto e il sostituto procuratore Rosa Muscio chiede e ottiene un provvedimento di fermo per Stasi. Alberto è arrestato il 24 settembre, ma nel carcere di Vigevano resta solo 4 giorni. Il Gip Giulia Pravon non ritiene vi siano gravi indizi di colpevolezza. Stasi torna libero il 28 settembre 2007. Un anno e mezo passa tra perizie e controperizie, relazioni e memorie difensive. Il processo di primo grado contro Alberto dura 10 mesi, fino alla sentenza del 17 dicembre 2009. Il 24 febbraio 2009, al tribunale di Vigevano, c'è la prima udienza. Il 17 marzo, i pm Rosa Muscio e Claudio Michelucci chiedono il rinvio a giudizio dell'imputato. Ma il 28 marzo Stasi prende la parola in aula, per la prima e unica volta, e chiede il giudizio abbreviato. Il 9 aprile 2009 i pm chiedono la condanna a 30 anni. L'avvocato di parte civile, Gianluigi Tizzoni, chiede un risarcimento di 10 milioni a favore dei familiari di Chiara. Il 18 aprile si chiude l' arringa dei difensori Angelo Giarda e Giuseppe Colli, durata 12 ore. I legali di Alberto chiedono l'assoluzione. Il 30 aprile è attesa la sentenza. Il giudice Stefano Vitelli, invece, decide di disporre quattro nuove perizie. Dagli approfondimenti non emergono indizi chiari di colpevolezza e l'analisi del computer conferma l'alibi di Alberto , che ha sempre sostenuto di essere stato impegnato nella stesura della tesi di laurea la mattina dell'omicidio. Alla luce della perizia sul computer, l'accusa cambia la propria ipotesi sull'ora della morte: non più tra le 10.30 e le 12, ma tra le 12.46 e le 13.27 del 13 agosto 2007. I pubblici ministeri ribadiscono però la richiesta di condanna a 30 anni. La parte civile colloca l'ora della morte tra le 9.11 e le 9.37. La difesa insiste nella richiesta di assoluzione. Il 17 dicembre 2009, dopo 23 udienze, il giudice assolve Stasi. Lo scorso 8 novembre, a Milano, comincia il processo d'appello che prosegue per cinque udienze. Il procuratore generale Laura Barbaini conferma la richiesta di condanna a trent'anni per Stasi chiedendo però ulteriori accertamenti. Anche la parte civile fa istanza per rinnovare il dibattimento. La difesa ritiene inutili nuove indagini e ribadisce la richiesta di assoluzione. (l.g.)