Napolitano, paladino dell'Italia Unita
In questo quasi ventennio segnato dal berlusconismo - euroscettico e poco sensibile all'identità nazionale (anche per l'alleanza con la Lega) - l'Italia ha avuto la buona sorte di tre presidenti della Repubblica invece fortemente legati, affezionati direi, all'Italia repubblicana uscita dalla Resistenza e accompagnata nella crescita democratica da una Costituzione fondata sul valore della persona, della comunità e del lavoro: Scalfaro, Ciampi e Napolitano. Senza dimenticare quale riferimento forte sia stato Sandro Pertini, antifascista nemico di ogni compromesso, negli anni tremendi delle stragi e del terrorismo. Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi avevano partecipato in forme diverse alla Resistenza e alla rinascita costituzionale. Giorgio Napolitano, di loro più giovane (era un quindicenne nel 1940), fa parte della classe dirigente che si forma, al Sud, fra guerra e primissimo dopoguerra, anzitutto sui grandi maestri del meridionalismo. Non per caso questo suo libro "Una e indivisibile. Riflessioni sui 150 anni della nostra Italia" (Rizzoli, pag. 176, 18) comincia col discorso pronunciato il 3 ottobre 2009 e dedicato al grande meridionalista Giustino Fortunato "sempre vigile nel cogliere il pericolo rappresentato dall'emergere di tendenze particolaristiche e disgregatrici", di quelle che, a proposito della Sicilia, chiamò "bestemmie separatiste". Il rapporto Nord-Sud è costantemente al centro, e non poteva essere diversamente, di questo libro, anche per i più giovani, che diventa per chiarezza di visione storica e di esposizione, una guida "dentro" il nostro difficile, diverso, complesso Paese. Dove - lo ricordò al Quirinale il linguista Tullio De Mauro - nel 1861 neppure il 3 per cento della popolazione parlava e scriveva correntemente l'italiano. Il Mezzogiorno subì con l'Unità alcune penalizzazioni immediate e tuttavia Giustino Fortunato (e con lui oggi Napolitano) non si stancò mai di affermare: Difendiamo ad ogni costo l'unità, quali che siano i suoi torti, quali che siano i suoi errori, perché solo in essa è la salvezza della nostra indipendenza. Unità e collocazione europea dell'Italia dunque. Noi che venivamo - come notava Giuseppe Mazzini - dal non avere una bandiera, un patto comune, dall'essere "smembrati in otto Stati, in otto linee doganali (che) dividono il nostro progresso, otto sistemi diversi di monetazione, di pesi e di misure, di legislazione civile, commerciale e penale...(Che) ci fanno come stranieri gli uni agli altri. Proprio sull'onda del mazzinianesimo il Verdi trentenne del "Nabucco" (e pensare che "Va' pensiero" viene degradato oggi ad inno secessionista) profetizzava anticipando il 1946: "L'Italia sarà una, libera e repubblicana". Nel discorso, davvero fondamentale, tenuto da Giorgio Napolitano il 17 marzo scorso alla Camera il cuore battente è stata la sottolineatura dello "sforzo ciclopico" che il Risorgimento compì, sotto la guida politica di Cavour, ma col concorso fondamentale di Garibaldi, di Mazzini, di Cattaneo, della monarchia sabauda e di tanti giovanissimi i quali diedero sovente la vita ad un'utopia che pareva folle. In ciò il nostro presidente, il solo politico a raccogliere vastissimi apprezzamenti, ha superato la visione, per decenni appartenuta alla sinistra gramsciana e gobettiana, di un Risorgimento "tradito". Certo, egli lo rimarca, l'Unità poi si sviluppò fra errori, contraddizioni, eccessi, ma dando vita con orgoglio alla Nazione italiana. E a quel discorso del 17 marzo l'applauso fu corale e interminabile. Faceva una certa impressione vedere i cardinali Bagnasco e Bertone battergli le mani e unirsi poi al canto dell'inno nazionale nell'aula sonora e luminosa di Montecitorio. Diciamo pure che Napolitano ha operato, e opera, un controcanto quotidiano alla volgarità, all'egoismo, al corporativismo, alla diffusa illegalità, alle spinte secessioniste. Un controcanto fatto di senso dello Stato e della Nazione, di civiltà del dialogo, di laicismo problematico, di sobrietà nello stile di vita, di recupero del valore fondante della politica. Questo libro contiene tutto ciò, con passione intatta. Accesa e limpida insieme. Vittorio Emiliani