«Fondi di garanzia, forse una svolta»

Il gruppo Cameron Grove, colosso Usa nel campo delle grandi valvole petrolifere, con uno storico stabilimento a Voghera, ha annunciato nuove assunzioni. Ma non sono certo assunzioni legate alla manovra Monti, quanto alla buona congiuntura del nostro mercato. La morale è sempre quella: lo sviluppo di un'impresa è legato alla conquista di nuove quote di mercato. Sergio Pastorino è l'amministratore delegato di Cameron Italy. Anche all'interno del colosso delle valvole si sono calcolati i possibili risparmi legati alla possibilità di detrarre tutta l'Irap dall'imponibile Ires (ovvero l'Irpef delle società per azioni come è Cameron). Per quanto ci riguarda il risparmio è molto molto contenuto. Abbiamo mille dipendenti che costano 45milioni di euro l'anno. Il risparmio sull'Ires è di mezzo milione di euro. Non credo che nessuna azienda reinvesta in assunzioni questa minore spesa fiscale, anzi, visti i venti che soffiano, rinforzerà i propri bilanci. Non è l'Irap la strada dello sviluppo. Segnale importante, ma altra cosa sarebbe – aggiunge l'ad Cameron– varare misure che incentivino davvero l'ingresso nel mondo del lavoro dei giovani. Consentire loro di affiancare chi è già da tempo nel mondo del lavoro, per dare vitalità alle imprese e , nel frattempo, rimettendo in moto i consumi interni. Cosa fare? Non sono un politico. Certo che uno Stato in grado di pagare i contributi dei nuovi assunti farebbe una scommessa sul futuro, forse decisiva. TROMELLO Un primo commento sulle misure illustrate dal governo Monti? Moderatamente positivo. Bisogna capire, però, se i 20-25 miliardi di cui parla il presidente del Consiglio andranno a favorire lo sviluppo del Paese e se il governo riuscirà a convincere le banche. Così afferma Paolo Galassi, presidente della Confapi, la confederazione della piccola e media industria manifatturiera, sintetizza la manovra "salva Italia". Imprenditore di quarta generazione, 55 anni, erede di una famiglia leader dell'industria chimica e metalmeccanica, già nel consiglio d'amministrazione di Unicredit corporate banking, Fineco e Finlombarda, Galassi è il primo presidente a doppio mandato in 60 anni di storia della Confapi. Oggi si trova a commentare i sacrifici richiesti all'Italia dal governo Monti in un contesto locale dove la piccola e media impresa certo non vive una stagione felice. Il giudizio sulla manovra non può che essere sostanzialmente positivo, anche se ora bisogna lavorare in Parlamento e nel confronto fra le parti sociali per renderla più equa e compatibile con il tessuto sociale, produttivo ed economico di questo Paese. Non sappiano ancora se le piccole e medie imprese potranno avere vantaggi o svantaggi da questa manovra: è certo che siamo favorevoli a un provvedimento che favorisca la defiscalizzazione a fini Irap sulla parte che riguarda il lavoro – spiega Galassi – Il nostro centro studi sta ancora esaminando le novità illustrate dal presidente Monti e dal ministro Passera, fra cui gli interventi per il risparmio energetico e il nuovo credito per i fondi di garanzia delle piccole e medie imprese, che a regime varrebbe qualche decina di miliardi. Spero che, su questo fronte, il governo riesca a tirare le banche dalla propria parte. Infine, La Confapi guarda con favore a misure che vadano nella direzione di un sostegno alla produttività. Specialmente per noi, piccole e medie industrie che resistiamo alla crisi, che non delocalizziamo, che cerchiamo di non licenziare e continuiamo a competere sui mercati – aggiunge Paolo Galassi – Le statistiche del nostro centro studi ci confermano che la piccola e media industria vuole stabilità politica. Ora questo esecutivo deve lavorare al più presto per l'interesse del Paese: non si deve, però, a mio parere togliere investimenti alle piccole e medie imprese, perché in questo modo si ridurrebbe ancora di più il prodotto interno lordo. Per Galassi, la manovra varata l'altra sera dal Consiglio dei ministri rappresenta lo specchio della crisi vera in cui versa il nostro Paese e la nostra economia. L'imprenditore lomellino, titolare della Edilfond, conclude commentando in questo modo: Le scelte dolorose compiute sono state inevitabili, ma ora bisogna riportare il Parlamento e le forze sociali al tavolo del confronto per evitare che la situazione sociale del Paese diventi ingovernabile. Umberto De Agostino