«Costretti a ritoccare le aliquote»
ROMA La buona notizia per i comuni è che ci viene restituita parte del gettito destinato al trasporto pubblico locale. Senza il quale, a dicembre, probabilmente avremmo avuto problemi. Quella cattiva - commenta il presidente dell'Anci Graziano Delrio - è l'enorme stangata sulla casa. La nuova Imu, che sostituisce l'Ici, la chiamerei invece Isi, imposta statale sugli immobili. Secondo il sindaco di Reggio Emilia di questa imposta ai comuni non arriverà nulla. Il governo ancora una volta chiede ai sindaci italiani uno sforzo importante, che è pari a un miliardo e 400 milioni. Il presidente dell'Anci apprezza comunque la disponibilità dell'esecutivo a ridiscutere il patto di stabilità e le norme per la crescita e sui tagli alle province annunciati dal premier Mario Monti. Per noi le province - ha concluso Delrio - devono diventare enti di secondo grado, più leggeri, dove i sindaci possano coordinare le politiche del territorio. Non vorremmo mai ricorrere ad un aumento delle imposte - aggiunge Delrio - ma saremmo seri se promettessimo una cosa del genere? Lo Stato ci ha chiesto un altro miliardo e mezzo, come comuni. Le Regioni chiederanno di alzare l'aliquota Irpef per affrontare i dissesti finanziari della sanità. E anche i comuni saranno costretti ad agire sulle aliquote. Quanto alla nuova Imu, si parte innanzitutto con una revisione delle rendite catastali per le abitazioni, che saliranno del 60%. Sulla base di questo nuovo parametro, l'aliquota Imu è stata fissata al 7,6 per mille, con una riduzione al 4 per mille (forse 3,6 per mille) per le prime case. Con la concessione, come chiesto dall'Anci, della manovrabilità dell'aliquota, che i Comuni potranno aumentare, per la prima casa,anche del 2 per mille. E' prevista inoltre una possibile detrazione di 200 euro per i proprietari di prima casa. Con queste novità lo Stato riuscirebbe a incassare 11 miliardi in più dalla tassazione sugli immobili, il doppio rispetto a oggi. Nelle casse dei Comuni, invece, potranno restare solo gli introiti provenienti dalla manovrabilità delle aliquote, e che inevitabilmente saranno utilizzati per il rifinanziamento del fondo di riequilibrio, minacciato dai tagli governativi.