«Roma ha perso», Bossi sceglie la secessione

VICENZA Sempre più isolata all'opposizione, la Lega Nord torna agli estremismi di un tempo e riabilita anche il secessionismo di Gianfranco Miglio. A Vicenza si riunisce tutto il movimento per riaprire il "parlamento padano", segno di rottura con i palazzi romani. Negli spazi freddi della Fiera alle porte della cittadina veneta, Umberto Bossi indica la nuova linea del partito: dà voce alla richiesta di secessione che giunge dalla base del partito. La padania vincerà. Lo stato italiano ha perso la partita, urla dal palco alla platea di amministratori ed esponenti del Carroccio, circa un migliaio, che lo interrompono più volte al grido libertà, indipendenza e Roma ladrona. I Lumbard sognano una macroregione formata da Nord Italia, Austria e parte della Germania. Magari anche con una moneta propria, visto che l'euro è quasi sepolto. Il "capo" condivide; c'è la prospettiva di un lungo periodo di isolamento e c'è bisogno di sogni. Umberto Bossi prova a regalare un nuovo progetto politico al Carroccio. La guerra economica ha visto la sconfitta dell'Italia - annuncia - Noi dobbiamo essere pronti perché dopo le guerre si riscrivono i trattati. E per noi si apre una finestra importante. La strada è quella della secessione. Non è più il tempo dei fucili (un pò di attesa ci ha fatto bene, ammette il senatùr) ma di un percorso politico. È il trait d'union di quasi tutti gli interventi: secessione morbida. E' Roberto Calderoli a spiegare come fare: Spero - dice - possa nascere quella separazione consensuale sul modello della Cecoslovacchia (nel 1992 il parlamento federale decise la divisione dello Stato in Repubblica Ceca e Slovacchia, ndr). L'idea leghista è quella di unire tutte le Regioni del Nord: Abbiamo Veneto e Piemonte - rimarca Calderoli - Domani vediamo il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, per capire se ci sta. Poi tocca a Trentino, Friuli e agli altri per formare quella macroregione che è la Padania. E l'ex ministro avvisa Monti: Se non ci viene concessa un pò di libertà noi siamo titolati ad andare a prendercela. A Roma, aggiunge, Maroni gli farà il culo per una manovra che massacra la povera gente. Poi annuncia una raccolta di firme per abrogare la riforma delle pensioni e una manifestazione a Milano il 15 gennaio.