Sonohra, Vanoni e Atzori sul palco di "Cantiamo la vita"

PAVIA Saranno ospiti d'onore del Festival "Cantiamo la vita", oggi pomeriggio dalle 16 al Teatro Fraschini, insieme a Ornella Vanoni e Simona Atzori (posti numerati interi 17 euro, ridotti 9 euro, info: 333.2720971). Loro sono i Sonohra, duo artistico composto dai fratelli Luca e Diego Fainello, nati a Verona rispettivamente nell'82 e nell'86, affermatisi nel panorama musicale italiano e internazionale con uno stile musicale che fonde il rock con le più nuove frontiere del britpop e quattro album di successo internazionale, incisi tra il 2008 e il 2011. L'esordio coincide con la vittoria della 58ma edizione del Festival di Sanremo (2008), nella categoria Giovani con il brano "L'amore". Il nome Sonohra da dove arriva? E' un nome che contiene in sé molteplici significati - RISPONDE Luca Faniello, il fratello "grande" del duo -. Sonora come il nome del deserto californiano che per noi significa "musica senza confini", ma anche come "suono ora", perchè è quello che facciamo, in ogni istante della nostra vita, con o senza uno strumento in mano Nel 2008 il primo grande successo con Sanremo, come sono cambiate le cose da allora? Siamo cresciuti molto, ma il grande cambiamento è stato tra il "prima" e il "dopo" Sanremo. Per anni abbiamo suonato nei locali della provincia di Verona ed è stata un'importante palestra che ci ha preparato al grande palco. Poi un giorno una persona ci ha sentito suonare e ci ha proposto il primo contratto discografico e così, con la persona giusta e la canzone giusta, tutto il periodo che ha preceduto Sanremo è servito ad arrivare al vero punto di partenza. Quando è arrivata la musica nella vostra vita? Veniamo da una famiglia in cui siamo sempre stati a contatto con l'arte, con un nonno violinista di professione, la mamma cantante e il papà fotografo. Ci siamo appassionati presto alla musica e i nostri genitori ci hanno sempre incoraggiati ad intraprendere la strada della musica, a studiarla e a non fermarci ai primi insuccessi. Il vostro secondo album, nel 2009, è stato realizzato nello studio 3 di Abbey Road, quello dei Beatles. Che esperienza è stata? I Beatles sono un mito che non si discute e in quello studio si respira un'aria speciale. Tutto è rimasto uguale, c'è ancora il piano di Let It Be, che ho anche suonato. Un'esperienza importante, che ha lasciato il segno e anche un po' di orgoglio. Oltre a riempire le piazze e i palazzetti in Italia avete anche grande riscontro all'estero, in particolare in quali paesi? Il Sud America ci ha dato tantissime soddisfazioni e per questo abbiamo tradotto e registrato molti dei nostri brani anche in spagnolo. Il primo contatto dal vivo con il pubblico sudamericano è stato quando abbiamo aperto un concerto di Enrique Iglesias (a cui poi ne sono seguiti altri) e nel 2009 siamo stati decretati "Artista Revelacion" all'edizione 2009 de "Los Premios MTV Latin American", i Latin Grammy. Voi parteciperete al festival "Cantiamo la vita", per voi cosa significa cantare la vita? I concerti sono la parte più bella di tutto il nostro lavoro, quella dove c'è il contatto ravvicinato con il pubblico. Ma abbiamo sempre un pensiero alla famiglia che, quando è lontana, ci manca moltissimo. E poi, con "Cantiamo la vita" ci prendiamo un attimo di pausa dall'intenso lavoro in studio di registrazione. Marta Pizzocaro