Ici e estimi rivalutati: 10 miliardi dal «pacchetto casa»
ROMA Dalla reintroduzione dell'Ici sulla prima casa alla revisione delle rendite catastali: è certo che la manovra che sarà varata dal Governo toccherà anche gli immobili. Sostanzialmente confermate le misure anticipate nei giorni scorsi, il pacchetto riguardante il mattone consentirà di portare a casa 10 miliardi. Il ritorno del carico fiscale sulla prima casa quindi ci sarà, ma l'Ici potrebbe cambiare nome. Di fatto l'ipotesi è quella di anticipare al 2012 la nuova imposta municipale, Imu, che il precedente governo aveva previsto a partire dal 2014. Il nuovo prelievo dovrebbe essere modulato in base al reddito e alla composizione del nucleo familiare e comunque con una possibile aliquota soft del 2,5 per mille. Di certo, sarà possibile esentare a fini sociali le famiglie con i redditi più bassi. Si dovrebbe poi trattare di una progressione in grado di far pagare di più chi possiede più abitazioni, che sarebbero dunque colpite da una sorta di super-Ici. Quest'ultimo prelievo resta però ancora tutto da definire nei dettagli: si tratterebbe di una sorta di patrimoniale sulle seconde e terze case con una maggiorazione crescente dell'aliquota in relazione ai beni immobiliari posseduti dal contribuente. Questa patrimoniale mirata oltre che sulla casa, sui beni di lusso avrebbe il pregio di poter essere realizzata nei tempi brevi chiesti dall'Europa contro la crisi. Mentre una patrimoniale vera e propria dovrebbe avere alle spalle un accurato e lungo lavoro di indagine da parte del Fisco. Per quanto riguarda l'Ici sulla prima casa inoltre i comuni chiedono una manovrabilità delle aliquote e potrebbe essere espressamente prevista una applicazione differenziata, più bassa, per la prima casa. L'intervento sulla casa passerà poi anche dalla revisione delle rendite catastali per la quale non viene escluso un rinvio: la questione potrebbe essere demandata ad una legge delega. È una delle misure utilizzata per fare cassa. Gli estimi catastali saranno rivaluti del 15% e questo darebbe subito attorno a 1,3 miliardi. Il vero nodo è quello della diversificazione degli estimi tra le diverse aree territoriali, spesso ingiustificatamente diversificate. A questo servirebbe la delega con cui si riordinerebbe la base impositiva degli immobili.