Effetto crisi, il riso resta nei magazzini

PAVIA I consumatori si allontanano dal riso. In una fase di grande difficoltà dei mercati internazionali e dei redditi familiari, a farne le spese sembra essere il cereale principe della provincia di Pavia, prima area produttrice in Italia e in Europa. La conferma arriva da Mario Preve, presidente dell'Associazione industrie risiere italiane (Airi) e patron della Riso Gallo di Robbio. Il mercato sta attraversando un periodo di fiacca generalizzata: lo si intuisce dalle vendite al dettaglio – commenta l'industriale risiero – Ormai le massaie hanno deciso di risparmiare su tutto e sul riso in particolare: i nostri dati indicano che le vendite sono in forte diminuzione non solamente nei supermercati e nei centri commerciali, ma anche nei discount. Il mercato è fermo e le industrie preferiscono utilizzare le scorte piuttosto che acquistare nuovo risone dai produttori. Colpa della crisi economica internazionale, i cui effetti si fanno maggiormente sentire nel settore alimentare. Il Pavese e la Lomellina, prime in Europa con i loro 87mila ettari coltivati a riso, sembrano essere penalizzate in prima persona. Nell'ultima settimana le vendite dei produttori italiani hanno riguardato 10.204 tonnellate di risone lungo B (Indica da esportazione), 9.112 tonnellate di tondo, 8.442 tonnellate di lungo A (il riso da interno come Carnaroli, Arborio e Baldo) e 1.454 tonnellate di medio, per un totale di 29.212 tonnellate. Dall'inizio della campagna risultano transazioni per 428mila tonnellate, che corrispondono al 28% della disponibilità vendibile stimata in 1,5 milioni di tonnellate, in calo di 108mila tonnellate (meno 7%) rispetto alla disponibilità dell'anno scorso. Il confronto con la campagna precedente evidenzia minori vendite per 103.092 tonnellate (meno 19,5%). Non meglio i prezzi all'origine. Sul mercato di Mortara un quintale di Carnaroli era pagato 60 euro, mentre all'ultima quotazione si era scesi di un euro. E poi non va dimenticata la riforma della Politica agricola comune, per cui il settore ha già manifestato preoccupazione. Si prevedono sei tipologie di pagamenti diretti, con una duplice finalità (sulla carta): garantire un reddito di base, con un pagamento diretto che garantisca un livello uniforme di sostegno a tutti gli agricoltori di uno Stato membro; rafforzare l'efficacia ambientale della Pac a sostegno della fornitura di beni pubblici dell'agricoltura. L'unica componente con percentuale fissa e uguale tra gli Stati membri (30%) è il greening, cioè la tutela ambientale. Umberto De Agostino