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NAPOLI Di lui si fidava, ma proprio il ragazzo di cui si era innamorata l'ha spinta nella trappola del branco: tutti minorenni, come lei, tutti incensurati. Due settimane dopo quella drammatica sera, i carabinieri hanno arrestato ieri per violenza sessuale di gruppo aggravata quattro giovanissimi, accusati di avere stuprato una ragazzina di 16 anni, attirata con l'inganno nella stazione della Circumvesuviana di Castello di Cisterna (Napoli). E' il 16 novembre scorso, mercoledì. La ragazza, come d'abitudine, esce di casa per passare la sera con gli amici assieme al suo fidanzatino, che è passato a prenderla con il motorino. Ma attorno alle 22, l'ora in cui è previsto il rientro, invece di riaccompagnarla a casa il ragazzo prende una strada diversa e si dirige verso la stazione, che a quell'ora è buia e semideserta. E' qui, mentre la ragazzina diventa sospettosa e comincia a fare domande, che scatta l'aggressione. I tre giovani complici escono dall'ombra e la bloccano. Lei è sottile, fragile, cerca di difendersi ma per i quattro è facile tenerla ferma e violentarla, a turno, uno dopo l'altro. Quando tutto finisce, la minacciano e le annunciano che hanno intenzione di rivederla il giorno dopo. La intimidiscono dicendole che hanno filmato ogni cosa con i telefonini. Ma la ragazzina reagisce con un coraggio inaspettato: arrivata a casa racconta il suo incubo ai genitori, quindi, con loro, denuncia tutto ai carabinieri. La sera dopo quando i quattro si presentano davanti alla sua casa e chiedono di parlarle, lei rifiuta, provocando la loro rabbia: colpiscono la porta d'ingresso con i caschi, urlano insulti. Ma adesso è il loro turno: la trappola questa volta è pronta a scattare per loro. Viene avviata l'indagine, vengono raccolte le prove dentro la stazione. Al termine degli accertamenti, il gip del tribunale per i Minori di Napoli ritiene che sussistano gravi indizi di colpevolezza e dispone per i quattro la misura di custodia cautelare nel centro di prima accoglienza di viale Colli Aminei, dove ora sono in attesa di essere interrogati. ©RIPRODUZIONE RISERVATA