«I fucili rubati finiscono in Est Europa»
CASTANA Le armi da caccia sono esportate nei paesi dell'Est Europa, dove i controlli sono molto allentati. E' l'opinione degli addetti ai lavori, dopo l'impennata di furti di armi da caccia nelle abitazioni. L'ultimo l'altro giorno alla frazione Canen di Castana dove i ladri hanno portato via tre fucili. Secondo gli addetti ai lavori i il mercato italiano dei fucili utilizzati per l'arte venatoria non presenta uno sbocco commerciale all'interno dei confini nazionali. Andrea Guglielmo è titolare dell'omonima armeria di Voghera: Ho già avuto conferma da parte di conoscenti e clienti che i fucili rubati in Italia prendono la strada di Stati come la Romania e l'Albania, dove c'è maggiore difficoltà di approvvigionamento e dove i prezzi sono molti elevati. Non credo proprio che le armi da caccia rubate qui da noi servano per compiere rapine o altri atti criminosi. Anche Roberto Ricotti, che gestisce un'armeria a Casteggio, concorda: Questi fucili, che hanno un prezzo medio intorno ai 1.300-1.400 euro, oltrepassano il confine nazionale e sono smaltiti in Romania, dove i controlli burocratici e delle forze dell'ordine sono molto blandi, quasi inesistenti. Queste armi non sono destinate ai delinquenti di casa nostra, ma agli appassionati dei paesi dell'Est Europa. Si tratta appunto di armi che costano, per un modello di media qualità, circa 1.300 euro: i fucili da caccia con incisioni particolarmente pregiate raggiungono anche prezzi esorbitanti, attorno ai 150mila euro, ma si sta parlando di armi di lusso conservate in cassaforti blindate. I ripetuti furti di armi da caccia lasciano pensare a un fiorente mercato estero anche per Mattia Mura, titolare dell'armeria Fracassi di Pavia. Non esiste un mercato interno di armi rubate perché le norme di sicurezza, relative soprattutto alla detenzione e al numero di matricola, sono molto rigide: all'estero, soprattutto nei paesi dell'Europa orientale, invece non c'è possibilità di incappare nelle maglie della giustizia – commenta l'armaiolo – E' sufficiente dichiarare che si è proprietari di una determinata arma di caccia senza documentare come se ne è entrati in possesso. Il fenomeno dei furti a ripetizione è confermato anche da un dirigente delle associazioni venatorie provinciali. Domenico Buscone, presidente provinciale dell'Arcicaccia e presidente dell'Atc 5 Oltrepo, commenta così: Anche se non è semplice smerciarli, perché registrati in modo molto meticoloso, probabilmente questi fucili da caccia rappresentano comunque un'opportunità economica per i ladri. (u.d.a.)