Crisi a Sommo, Comune rischia commissariamento

Due chilometri dal centro del paese, su una strada che corre sull'argine e lascia passare non più di un'auto alla volta. Lì c'è la cascina Luisiana. Alla porta, nessuno dei prorietari vuole parlare: «Preferimo non dire niente». Solo L'ex vicensindaco Ferrari spiega come sarà l'impianto: «Assicuro che sarà alimentato al 100% da biomasse di origine aziendale e non passerà alcun mezzo pesante per il centro abitato di Sommo. Si tratta di un impianto in grado di generare energia pulita a basso impatto ambientale. Ad oggi la Germania, paese noto per essere rispettoso dell'ambiente, ha già oltre 4mila impianti mentre, in Italia, gli impianti a biogas presenti sul nostro territorio sono in forte espansione». Non sono così convinti i 5 consiglieri «ribelli» di Sommo che parlano di un impianto da 30 tonnellate al giorno e che hanno presentato una mozione in 7 punti nella quale hanno chiesto di non far passare i camion, di approvvigionare l'impianto solo a mais con l'impegno di non far arrivare materiale da fuori. Hanno inoltre chiesto la copertura delle vasche liquide e l'isolamento delle trincee dei materiali solidi, l'analisi preventiva dell'inquinamento dell'aria e della rumorosità, oltre alla creazione di una commissione di vigilanza permanente. E proprio su questo punto è scatta la richiesta di dimissioni dell'ex vicesindaco il 17 novembre scorso, visto il conflitto d'interessi tra l'essere il controllore in quanto membro di giunto e il controllato in quanto titolare del futuro impianto. Il sindaco Guido Zanaboni (nella foto) ha accolto questi 7 punti e proprio per questo la conferenza dei servizi che si doveva tenere in Provincia il 15 novembre scorso è stata spostata a mercoledì prossimo. di Linda Lucini wSOMMO Il paese è a un passo dal commissariamento, la giunta non esiste più, ma i 12 membri del Consiglio sembra stiano giocando al gioco del silenzio, almeno sino a mercoledì quando la Provincia deciderà sull'autorizzazione al discusso impianto di biogas. Tutti aspettano le mosse altrui, a cominciare dal sindaco Guido Zanaboni che fa di tutto per non farsi trovare: «E' in collina, non si sa quando tornerà», dicono al citofono della sua villa. Da lui non sono arrivate comunicazioni nè agli ex compagni di giunta, nè ufficiali. Niente convocazione del Consiglio. Eppure la maggioranza (una lista civica di sinistra in carica da 7 anni) che fino a ieri l'ha sostenuto, non c'è più. Se ne è reso conto lui stesso nel decidere di togliere le deleghe ai suoi 4 assessori dopo il caso dell'autorizzazione rilasciata per l'impianto di biogas alla cascina Luisiana di proprietà dell'ex vicesindaco Gianluca Ferrari, di suo padre e di due cugini. Non ci sarebbero neppure i numeri per una giunta alternativa e il rischio è un nuovo commissariamento, il secondo per un paese di soli 1100 abitanti. Del resto i 4 della minoranza non lo appoggeranno: «Stiamo alla finestra, non possiamo far altro che chiedere le dimissioni del sindaco», dice Moreno Brambilla a nome dell'opposizione. Altri 5 consiglieri di maggioranza hanno votato una mozione che nei fatti gli toglie la fiducia. E per ricomporre la squadra di strada da fare ce n'è: «Siamo profondamente delusi – dice l'assessore dimissionato Barbara Zanoni– Non ci aspettavamo un trattamento di questo tipo. Condividere le nostre scelte con la gente era uno dei punti del nostro programma, invece ci siamo accorti di quanto avveniva alla cascina solo quando abbiamo visto le ruspe. Era luglio, ma l'autorizzazione l'avevano data a maggio in commissione edilizia senza dirlo a nessuno. Un permesso per anticipare i tempi e realizzare trincee e vasche, prima di ottenere l'ok dalla Provincia. Dare ancora la fiducia al sindaco? Vedremo». «Non accetteremo compromessi – dice Fiorenza Sforzini, anche lei dimissionata – Vogliamo mantenere la fiducia dei nostri cittadini. C'è sempre stata trasparenza, siamo sempre stati informati. Ci fidavamo. Invece di quella commissione si è taciuto. Non era una villetta , ma un impianto sul quale la popolazione avrebbe dovuto essere coinvolta». Ed è proprio questo che chiedono: «Vogliamo chiarezza - commentano davanti alla pizzeria – vogliamo sapere se per il paese la centrale sarà dannosa, con il passaggio di molti camion».Sta tatticamente al balcone anche l'ex assessore Angelo Bonasia, troppo impegnato nella sua cartoleria a Cava per rilasciare dichiarazioni. Interviene invece l'ex vice sindaco Ferrari: «Il progetto non è mai stato un segreto, ma del quale ho sempre tranquillamente parlato e informato chi avesse avuto orecchie per sentire. L'impianto biogas non è un mostro cattivo, la verità è che non si riusciva più a lavorare e. Si era di fronte a un bivio: lasciare il paese in mano ad un commissario o andare avanti rinnovando e cercando di risolvere i problemi». (ha collaborato Davide Aiello )