Le banche pronte al crollo dell'euro

di Alberto Flores d'Arcais wNEW YORK Un piano di emergenza delle banche in previsione di un crollo dell'euro. A raccontarlo è il New York Times in un lungo articolo da Parigi (peraltro confinato nelle pagine "Business") in cui spiega come nelle ultime settimane banche importanti quali Merrill Lynch, Barclays Capital e Nomura abbiano pubblicato allarmati rapporti sull'eurozona. Nonostante le dichiarazioni della Cancelliera tedesca («è uno scenario che non potrà mai verificarsi») stando agli analisti di queste banche Angela Merkel sbaglia, considerato che «la crisi del debito sovrano ha minacciato questa settimana di investire la stessa Germania». Dopo che Standard & Poor's hanno ridimensionato il rating del Belgio, dopo che quelli di Portogallo e Ungheria sono diventati quasi «spazzatura» e con la possibilità che anche la Francia di Sarkozy venga declassata, alcune delle più importanti banche mondiali hanno iniziato a studiare un «piano B», per trovarsi pronti di fronte alla catastrofe che potrebbe essere provocata dalla fine dell'euro. Un allarme che viene preso sul serio in Gran Bretagna dove i principali istituti finanziari britannici (ad esempio Royal Bank of Scotland) stanno predisponendo piani di emergenza «nel caso l'impensabile diventi realtà», e negli Stati Uniti dove le «authority premono su grandi banche come Citigroup affinchè riducano l'esposizione verso l'eurozona». Ma che viene invece sottovalutato (secondo il New York Times) dalle banche francesi e italiane convinte che l'euro non possa crollare. Cosa che viene confermata dalle parole di Andrea Beltratti (Banca Intesa): «Quando nel marzo scorso abbiamo valutato diverse situazioni in preparazione per il piano strategico 2011-13 nessuna si basava sul possibile crollo dell'euro. Anche se la situazione si è evoluta, non abbiamo rivisto il nostro scenario. Io certamente mi sentivo più sicuro pochi mesi fa, ma mi sento ancora ottimista». Non sono pochi gli economisti americani critici con le misure prese finora dalla Bce, nella convinzione che siano inconsistenti rispetto all'ampiezza della crisi, ma la vera preoccupazione è che quanto sta accadendo in Europa travolga prima o poi anche questa parte dell'Atlantico. Anche se Obama lancia messaggi distensivi ai leader europei (e alla Merkel in primo luogo) la Casa Bianca non è immune dai timori diffusi a Wall Street. Quando domani il presidente Usa riceverà i leader europei Herman Van Rompuy e Miguel Barroso la crisi dell'eurozona sarà il punto centrale dell'agenda. La posizione ufficiale degli Stati Uniti è nota (la crisi deve essere risolta in sede Ue) ma note sono anche le divergenze, prima fra tutti il ruolo della Banca Centrale Europea che la Casa Bianca vorrebbe fosse simile a quello della Federal Reserve. Usa ed Europa sono anche divisi sulla Tobin Tax (la tassa sulle transazioni finanziarie voluta dagli europei ma che piace poco o niente agli americani) e sul ruolo del Fondo Monetario Internazionale che l'Europa vorrebbe fosse dotato di maggiori fondi. Non sono problemi che si possono risolvere in un vertice a Washington e del resto per sapere qualcosa di più preciso Obama e i suoi uomini sanno che dovranno attendere il vertice europeo (8 e 9 dicembre). L'unico problema è che il mercato (e gli investitori) potrebbero non essere così pazienti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA