Conviene puntare sui titoli pubblici
di Andrea Di Stefano wMILANO Titoli di Stato e obbligazioni sotto pressione, azioni in caduta libera, minacce di prelievi forzosi su conti correnti e deposito titoli, valute e metalli preziosi difficili da decifrare. Sono giorni difficili, quasi drammatici, per l'economia e la finanza italiana. Vista l'alta volatilità dei mercati finanziari, le novità che si susseguono ogni giorno rendono quasi impossibile per i risparmiatori trovare una bussola. Esperti e analisti finanziari anche di fronte al terremoto di questi ultimi mesi concordano: bene diversificare i propri risparmi il più possibile, meglio se tramite operatori professionali. Molti risparmiatori hanno scelto i conti corrente di deposito forti anche della garanzia offerta dal Fondo interbancario di tutela dei depositi e dal Fondo di garanzia dei depositanti del credito cooperativo pari a 103.291 euro. Ma nonostante le ultime allettanti offerte in termini di rendimento (c'è chi offre oltre il 4,5% lordo) non c'è in questo momento nulla di meglio dei titoli pubblici. I tassi di mercato restano ancora a livelli storicamente molto elevati a indicare che, nella mente degli investitori internazionali, l'incertezza sul futuro dell'Italia e dello stesso euro è ancora molto forte. Tuttavia, un approccio più razionale deve portare a non vendere assolutamente titoli di stato, anche se si dovesse avere esigenze di liquidità, e guardare alle grandi opportunità di investimento offerte da moltissime emissioni. Le occasioni migliori si trovano certamente nelle scadenze più brevi. Quando il mercato teme il default di un emittente, sono ovviamente le scadenze più ravvicinate quelle ritenute maggiormente a rischio. Per questo i rendimenti offerti schizzano al rialzo, spesso superando i tassi a più lungo termine. Non deve, quindi, stupire se venerdì 25 novembre in asta gli 8 miliardi di Bot a 6 mesi sono stati collocati a un rendimento del 6,504% mentre i 2 miliardi di Ctz a due anni sono stati invece piazzati a un rendimento del 7,814%. Ma sul mercato secondario si possono trovare Cct che, in barba alla teoria finanziaria, si comportano da molto tempo come titoli a tasso fisso, scaricando sul prezzo gli aumenti dei tassi di interesse di mercato. Per esempio il Cct con scadenza a gennaio 2016 trattava venerdì poco sopra quota 83 offrendo un rendimento dell'11%, poco sopra quello del Cct a settembre 2015 che a sua volta valeva 85,5 e offriva il 10,86%. Ma nulla sembra più conveniente dei Btpei: si tratta di obbligazioni che prevedono l'indicizzazione all'inflazione delle cedole e del capitale e offrono a scadenza rendimenti molto più alti degli strumenti privi di indicizzazione. Per esempio, il Btpei a settembre 2021 tratta a non più di 66,6 centesimi e offre il 9,74% l'anno ipotizzando, in modo prudenziale, un'inflazione media del 2,6% l'anno per i prossimi dieci anni. E il Btpei a scadenza settembre 2012 offre non meno dell'8,66%, scontando un'inflazione non superiore al 2% ©RIPRODUZIONE RISERVATA.