Frutta e verdura, i prezzi rallentano

PAVIA La forbice fra i prezzi all'origine e al dettaglio sotto la lente d'ingrandimento di produttori e consumatori della provincia. Sotto accusa, per i primi c'è lo strapotere del sistema distributivo, definito «elemento critico della filiera e causa di enormi danni da una parte ai produttori e dall'altra ai consumatori». Secondo gli agricoltori, non esiste giustificazione per cui il prezzo del riso debba moltiplicarsi sei o sette volte dal campo allo scaffale o perché il latte debba passare da 35 centesimi alla stalla a 1,80 euro al supermercato, ma lo stesso discorso vale per la frutta, la verdura, la carne. In generale, per ogni euro speso dai consumatori in alimenti 60 centesimi vanno alla distribuzione commerciale, 23 all'industria alimentare e 17 centesimi agli agricoltori. I prezzi aumentano in media quasi cinque volte dal campo alla tavola e dunque esisterebbero ampi margini da recuperare per garantire acquisti convenienti alle famiglie e sostenere il reddito degli agricoltori in un momento di difficoltà economica. Gli aumenti allo scaffale non dipenderebbero dai produttori: un esempio eclatante è la forbice dei prezzi tra la pasta acquistata dai consumatori e il grano duro coltivato dagli agricoltori. «L'agricoltura continua a dare un consistente aiuto ai consumatori in un momento di grandi difficoltà per l'economia e le famiglie», commentano i produttori. In base alle ultime rilevazioni dell'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea), a settembre le quotazioni all'origine sono mediamente diminuite dell'1,1%. Questo un esempio concreto del passaggio dei prezzi dall'origine, all'ingrosso e al dettaglio secondo i dati dell'osservatorio prezzi dell'Ismea: nelle ultime settimane un chilogrammo di mele era venduto 0,53 euro dal produttore, all'ingrosso saliva a 0,75 euro e finiva la sua corsa al rialzo a 1,41 euro al dettaglio. E' vero che su base mensile, cioè ottobre su settembre, i prezzi al consumo delle verdure sono cresciuti , ma si è trattato di un parziale recupero di quotazioni che erano giunte a un livello tale, a detta degli agricoltori, da non essere più remunerative. Infatti, a ottobre 2011 rispetto a ottobre 2010 i prezzi sono diminuiti del 4,2%. La frutta fresca è aumentata dello 0,9% rispetto a settembre, ma su base annua registra un meno 2,5%. Così le organizzazioni agricole sollecitano il recupero di redditività, il riequilibrio della catena del valore della filiera alimentare e il rilancio della competitività. Umberto De Agostino