Olmi: «Grazie Pavia Per me sei stata un'ancora di salvezza»

Il premio Cesare Angelini è stato istituito nel 1987 dal Lions Club Pavia in collaborazione con l'Università per ricordare la figura e l'opera di Cesare Angelini, sacerdote letterato, critico, artista e rettore del collegio Borromeo. L'edizione 2011 è stata celebrata ieri nell'Aula Foscolo dell'Ateneo. Il premio è andato a Nadia Fusini per il saggio "Di vita si muore. Lo spettacolo delle passioni nel teatro di Shakespeare" (Mondadori). Il premio speciale Cesare Angelini è stato assegnato al regista Ermanno Olmi. Il premio Giovani "Maria Corti" se l'è aggiudicato Luca Stefanelli per il volume "Attraverso la beltà di Alessandro Zanzotto: macrotesto, intertestualità, ragioni genetiche" (Pisa ETS). Ifine il premio "Fedeltà a Pavia" del Lions Club Pavia "Le Torri" è stato assegnato a Madre Rita Montagna, che da trent'anni svolge l'apostolato agli istituti per anziani Pertusati e Santa Margherita. Il riconoscimento è andato alla religiosa proprio per la sua opera costante accanto agli anziani ospiti dei due istituti pavesi. di Donatella Zorzetto wPAVIA La cultura accademica come massima espressione della cultura del popolo, «perchè se manca la base, una casa crolla». Era sorridente e commosso, ieri sera in Aula Foscolo, Ermanno Olmi, che dal rettore Angiolino Stella aveva appena ricevuto la medaglia Foscoliana nel corso della cerimonia per il Premio Angelini 2011. Olmi, 80 anni, regista Leone d'oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia di due anni fa, dopo un breve incontro in rettorato, alle 17 passate, ha fatto ingresso in Aula Foscolo seguito da uno stuolo di ammiratori. A lui, seduto in prima fila, si sono aggregati gli altri tre premiati: Nadia Fusini, Luca Stefanelli e Madre Rita Montagna. A lui il rettore ha pensato nel tracciare un parallelismo con Angelini e Alessandro Manzoni: «Potremmo dire che Olmi ha rieditato i "Promessi sposi". Ha celebrato la Bassa bergamasca come Angelini ha celebrato la Bassa Pavese». Da infaticabile narratore di sentimenti, da sostenitore dell'importanza del reale sulla finzione, Olmi ha risposto alle domande ribadendo concetti che fanno riflettere. Quale significato ha per lei questo premio? «Siamo nella casa della cultura universitaria. E quando la cultura ha come motivo quello di indagare nella realtà che ci sta intorno, ha il valore della cultura accademica. Guai se non si tiene conto della cultura del popolo, perchè se manca la base una casa crolla». Un riconoscimento che lei dedica agli altri... «Poco fa mi domandavo quanto mi merito gli apprezzamenti ricevuti oggi. Quanto vengano dal talento, ma soprattutto quanto da coloro che mi hanno educato con testimonianze quotidiane. Gli attimi minuti della gente più vera sono stati i miei insegnamenti». A Pavia nel 1978 ha girato alcune scene del film "L'albero degli zoccoli". Cosa rappresenta per lei questa città? «Pavia per me è stata l'opportunità che mi ha salvato da una situazione molto difficile. Quando giravo "L'albero degli zoccoli" non riuscivo a trovare un'ambientazione che richiamasse la Milano fine '800. Alla fine, dopo parecchio cercare, l'ho individuata a Pavia (gli esterni di Palazzo Botta). Ed è stata come un'arca di Noè». C'è un filo conduttore che lega i film che ha girato nel corso della sua lunga carriera? «Non c'è lo sviluppo di un unico racconto fatto razionalmente. Semmai il filo conduttore lo si può individuare nella volontà di raccontare i sentimenti. Più si va avanti nel tempo e più i sentimenti i illuminano ciò che la razionalità non riesce». Sei anni fa per realizzare "Tickets" ha scelto la strada della cooregia. Comè stato lavorare con Ken Loach? «Loach è una persona deliziosa» Nel 2007, nel presentare il suo film "Centochiodi" ha annunciato che avrebbe chiuso con il cinema. Ma così non è stato... «Avevo in mente di girare un documentario, ma poi sono ricaduto nella rete». Allora meglio i film o i documentari? «Ho finito di fare i film di finzione. Ho optato per i documentari perchè oggi c'è scarsa attenzione nel recepire la realtà». Colpa di chi? «Soprattutto della televisione, che somministra alla gente situazioni inventate. La tv crea una finzione che porta a casa delle famiglie, la confenziona su misura per le persone che alla sera stanno in pantofole in poltrona. Appunto davanti alla tv».