Dorno, impianto fotovoltaico da record
Qualcosa si muove per la chiesa di San Dionigi: in questi giorni è stato rimosso il portone, segno che si parte con alcune opere di sistemazione dell'edificio, che appartiene alla parrocchia di San Lorenzo. La chiesa è abbandonata, ed è diventata un deposito e poi una discarica. Ci fu anche chi propose di abbatterla per creare un parcheggio. L'associazione Italia Nostra si è presa a cuore la questione, e dopo aver elaborato un progetto, ha pensato ad un museo parrocchiale. Una strada lunga e difficile, specie per la carenza di fondi, ma che ora sembra finalmente vedere una qualche novità, dopo le indagini archeologiche al suo interno di qualche mese fa. Per ora continua la collaborazione tra Italia Nostra e la parrocchia, che per ora ha dato come primi frutti i nuovi lavori in corso in questi giorni: i tecnici sono infatti al lavoro, e presto il portone potrà essere risanato e sistemato, come conferma il direttivo dell'associazioni ambientalista. di Simona Bombonato wDORNO Alla cascina San Maria, provinciale per Zinasco, l'impianto fotovoltaico più grande d'Italia. Di certo, con 94 ettari di superficie occupati per metà a specchi, sarà il primo in provincia di Pavia. Sorgerà sull'area che fino a un anno e mezzo fa ha funzionato come azienda agricola a vocazione zootecnica con un allevamento da 40mila capi suini. L'attività è stata dismessa, ma restano i capannoni. E 14mila metri quadri di amianto da rimuovere. Elaborato dalla società Sirpower srl di Genova per un investimento che sfiora i 60 milioni di euro, il progetto ha l'ok a procedere di Regione, Provincia, Comune. I lavori potrebbero partire a fine dicembre, ma tutto dipende dall'inserimento nella graduatoria del Gse finalizzato al riconoscimento degli incentivi sulla potenza. La società attende quelli prima di partire. «Non sappiamo nulla di più, noi stessi aspettiamo comincino i lavori perchè da un lato c'è una zona che ha bisogno di essere bonificata, dall'altro abbiamo chiesto venga coinvolta forza lavoro del posto»: il sindaco Dina Passerini e l'assessore ai Lavori pubblici Luca Signorelli sanno che l'impianto porterà indotto, non tanto dopo la messa in funzione, quanto durante la fase degli interventi. Non solo, sul tappeto c'è anche una convenzione per l'erogazione dell'energia prodotta a buona parte del paese, che si tratti di edifici privati o pubblici è un aspetto che sarà approfondito successivamente. Quindi: energia elettrica, vapore e acqua calda a partire dalla luce del sole, ovvero non esauribile nè climalterante, che Sirpower conta di produrre installando pannelli a terra e a tetto per 25,7 Megawatt di potenza della durata di 20 anni. L'elettricità sarà ceduta alla rete (cessione che le vale gli incentivi Enel) e in parte, quasi certamente, anche ad utenze private e pubbliche del centro abitato, che dista circa un chilometro e mezzo dal luogo in cui la società di Genova ha deciso di investire. Nella documentazione allegata all'autorizzazione regionale Sirpower scrive di «un esempio di concreta integrazione tra industria e agricoltura dove per la prima volta la creazione di un impianto industriale ad emissioni 0 viene a supporto del territorio ed ambiente, consentendo con il suo reddito oltre alla rinascita di un'attività agricola, la creazione nel nostro caso di circa 70 posti di lavoro nel settore agricolo». Intenzione già condivisa con il Comune nella prima fase interlocutoria - anche se in attesa di un secondo riscontro a meno di un mese dal via ai lavori - è infatti lo sfruttamento del suolo solo parziale. E cioè, l'integrazione tra pannelli fotovoltaici e attività di coltivazione di riso e cereali. Sul sito Internet dell'azienda, i dettagli del progetto con tanto di conto alla rovescia in vista dell'avvio del cantiere.