Studenti e pensionati compravano "la bella"

di Maria Grazia Piccaluga wMARZANO Lasciavano l'auto sul ciglio erboso della strada, poi imboccavano il viottolo sterrato che si perde nei campi. Arrivati «alla catena» i clienti sapevano di essere nel posto giusto: in mezzo al campo coltivato avrebbero trovato la macchina degli spacciatori, rifornita come un chiosco: con un'ampia gamma di sostanze stupefacenti, c'era solo l'imbarazzo della scelta. Per ogni pacchettino un nome in codice. "Dammi la bella" per chiedere una dose di coca, "la brutta" era invece l'eroina. Bilancini, cellophane per imballare la droga, sacchettini già pronti con sassolini di cocaina pura al 90%. Si erano ben organizzati i cinque marocchini spacciatori, che usavano gli italiani come tassisti per arrivare a Marzano già nelle prime ore del pomeriggio. Per tenere a bada le intemperanze di qualche cliente in crisi di astinenza avevano sempre a portata di mano una pistola e un'accetta. I carabinieri per mesi e mesi li hanno tenuti d'occhio, pedinati, osservati. Hanno seguito i loro clienti, persone di ogni età, studenti e pensionati, che arrivavano con il passaparola nelle campagne di Marzano dal Pavese e dal Milanese. Il via vai di auto e moto aveva turbato la quiete della campagna. E preoccupato i residenti. Il sindaco si era fatto portavoce dell'allarme sociale, portandolo all'attenzione del prefetto. «Avevamo fatto di tutto per disturbare questo giro di spacciatori e clienti» dice Angelo Bargigia. Ma ancora non sapeva che i carabinieri ci stavano lavorando già da mesi. «Noi eravamo armati di buona volontà – dice ancora il sindaco – ma i carabinieri hanno fatto davvero un gran lavoro. In questo periodo sono stati davvero molto presenti sul territorio». I pusher avevano dapprima colonizzato la campagna attorno a Gattinara, poi si erano trasferiti alla frazione Spirago e Cascina Bianca. Di recente i movimenti sospetti erano stati avvistati nelle vicinanzne del cimitero di Castel Lambro. Parcheggiavano le auto rubate in luoghi appartati. I carabinieri in più di un'occasione, approfittando dell'assenza degli spacciatori, hanno prelevato la macchina, recupperandola pure a fatica con il carroattrezzi su strade sconnesse e sterrate. Ma pochi giorni dopo ne compariva una nuova, a sua volta provento di furto. Non si lasciavano certo scoraggiare. La posta in gioco del resto era troppo alta: lo spaccio rendeva alla banda guadagni consistenti. I carabiieri hanno calcolato che i proventi di una giornata di spaccio potevano fruttare anche più di 10mila euro .