La festa di Cristo pensando ai bisognosi

Le parole del racconto di Matteo ci raggiungono nella nostra quotidianità, offrendoci un'occasione importante per rivedere la propria vita e renderla segno della presenza di Dio. Il vangelo, cioè la "buona notizia", di questa domenica ci offre la possibilità di rinnovare la nostra vita perché ci guida a rileggere le nostre azioni alla luce della testimonianza di Gesù, celebrato oggi come Re dell'Universo, testimone di una regalità diversa da quella del mondo, figura autorevole e non autoritaria, capace di spendersi per gli altri, nelle esigenze fondamentali dell'esistenza umana. Non deve sfuggirci che questo Re è Gesù di Nazareth, che nella sua vita ha condiviso la debolezza della condizione umana, è stato rifiutato, perseguitato e ucciso. La sua storia illumina la nostra vita, dicendoci chiaramente che le nostre azioni saranno giudicate secondo l' unico criterio del rapporto che ognuno di noi ha avuto con tutti quelli che hanno fame e sete, che sono forestieri, nudi, malati e carcerati… . La nostra vocazione di laici cristiani, cioè di uomini e donne battezzate, ci obbliga a guardare in faccia queste realtà di bisogno, perché ci attiviamo per soddisfarle, a partire dalle situazioni reali nelle quali si esprime la nostra vita, per non rinchiuderci in una ricerca egoistica di salvezza, aprendoci alla condivisione e all'impegno per la realizzazione di forme autentiche di bene comune. Le nostre professioni, le nostre attività ecclesiali e associative, le nostre scelte di vita compiute in ogni età devono incontrare questi bisogni espressi dagli uomini e dalle donne che avviciniamo nella nostra storia quotidiana e devono diventare strumenti per costruire la "vita buona" che ci indica Gesù Cristo nel vangelo. Una vita capace di accorgersi dei più piccoli e di aiutarli a crescere, superando la fame, la sete, la nudità, la discriminazione, la sofferenza, la prigionia… nelle forme in cui si presentano oggi. Gesù ci rivolge la sua Parola che ci scuote dall'indifferenza, dall'illusione che tocchi ad altri occuparsi di queste situazioni di bisogno, siano esse legate ad un'emergenza oppure presenti nella nostra quotidianità. Questo tempo può diventare "momento favorevole" per non perdere di vista la grandezza e il valore della nostra vita individuale e sociale, perché oggi noi possiamo incontrarvi Gesù in ogni persona affamata, assetata, nuda, discriminata, malata, prigioniera. La sua presenza in questa storia ci rende più sereni, ma anche più determinati nel costruire relazioni di accoglienza, condivisione, cura reciproca e attenzione alle persone, alla luce di una Parola capace di guidarci alla vita eterna partendo dalla riscoperta della vita quotidiana. presidente dell'Azione cattolica diocesi di Tortona