personaggi in riva al ticino

Pubblichiamo la prima parte dello scritto di Mario Veronesi, sull'ammiraglio pavese Aurelio Bottigella. Sessandue anni, 34 dei quali passati come tecnico di laboratorio nell'Università di Pavia, ecogoniometrista (cacciatore di sommergibili) sulle navi durante il servizio militare, nonchè assessore alla cultura istruzione ed ecologia del Comune di Cura Carpignano, Veronesi è appassionato di storia navale, è autore di diverse pubblicazioni e collabora con la "Rivista marittima" dello stato maggiore della Marina, con il mensile della Lega Navale, con il giornale "Marinai d'Italia", dell'associazione omonima, e con la "Rivista militare", dello stato maggiore dell'Esercito. «Mi sono imbattuto per caso nella figura di Aurelio Bottigella - spiega Veronesi - mntre mi stavo occupando di tutt'altro, ma il personaggio mi ha subito incuriosito: un pavese che ha fatto carriera in mare a quei tempi e a quei livelli certamente è una personalità non comune. Il mio è un piccolo omaggio postumo a un grande personaggio pavese». "Aveva raggiunto l'alta fama di espertissimo navigatore e di vittorioso e sagace comandante, che lo rende una delle maggiori glorie marinare d'Italia", così dissero del pavese Aurelio Bottigella, cavaliere di Malta e corsaro. I Bottigella furono un'antica e illustre casata di Pavia, stimata tra le più nobili della città, e che, specie nei secoli tra il XIV e il XVIII, espresse notevoli personalità in campo religioso, amministrativo e giuridico. Un documento nomina la famiglia Bottigella, fin dal 1181, come possidente nell'Oltrepo Pavese, territorio da poco sottomesso a Pavia. Poi la famiglia, già divisa in più rami, si arricchisce con il commercio del guado (la "Isatis tinctoria", altrimenti conosciuta con il termine di "guado"" è una pianta della famiglia delle brassicaceae (o cruciferae). Pianta di origine asiatica importata in Europa forse dai fenici per uso tintorio in quanto dalle foglie si ricava il colore indaco (azzurro). Fu coltivato in Italia almeno dal XIII secolo fino alla seconda metà del XVIII, quando la concorrenza dell'indaco asiatico e americano ne ridusse drasticamente la produzione. Nei secoli successivi il guado è stato sostituito prima dal colore "indigo" proveniente dalle colonie francesi dell'India e poi dalla metà dell'ottocento dalla produzione sintetica dell'indigo, brevetto di Adolf Baeyer del 1880), e con il possesso fondiario. La casata dei Bottigella ha vasti possedimenti ottenuti in feudo da importanti istituzioni religiose pavesi, in particolare il Monastero di San Salvatore, (le memorie pavesi, ricordano che la chiesa di S. Salvatore, fu fondata da re Ariberto nell'anno 657. Verso il 967 per volere della regina Adelaide, vedova di Lotario, fu aggiunto il complesso monastico, chiamandovi i monaci benedettini. Nel 1782 l'ordine monastico fu soppresso, e il complesso divenne proprietà del governo, che lo donò al comune di Pavia, per qualche tempo fu adibito a collegio per giovani, passando successivamente nel 1860, a caserma del Genio Pontieri, i quali vi stabilirono grandi officine, (l'arsenale militare), cui saranno sempre molto legati, vastissimi beni nella corte di Corana, comprendenti anche Silvano Pietra, allora denominato "Silvano Bottigella", Bastida dè Dossi, e nei territori di Casei e Voghera. Aurelio Bottigella nasce a Pavia verso il 1480, figlio di Antonio Simone funzionario ducale a Parma; e come tutti i figli non primogeniti deve scegliere tra la spada o la croce, sceglie la spada. Entrato nell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme; (nell'anno 1022 alcuni mercanti amalfitani, ottenuto il consenso del califfo Daher o Draher Ledimillah, fondano a Gerusalemme un ospizio ed ospedale a servizio dei pellegrini o dei malati poveri. Da questa istituzione ha origine l'Ordine Gerosolimitano Ospedaliero di S. Giovanni. Prima ancora che papa Pasquale II, con la sua bolla del 15 febbraio 1113 concedesse all'amalfitano Gerardo de Saxo di Scala, primo superiore dell'Ordine, l'approvazione della regola monastica. Dopo la conquista di Gerusalemme (1099) da parte dei crociati, l'istituzione retta da monaci benedettini assume carattere militare, pur mantenendo la funzione ospedaliera, per cui sorse l'ordine cavalleresco. L'Ordine si prodigò nella conquista e poi nella difesa della Terra Santa fissando la propria sede, prima ad Acri, dopo la perdita di Gerusalemme (1291), poi a Cipro (1291), dopo la perdita di Acri, ed infine a Rodi (1308) dopo averla conquistata. Caduta Rodi in mano dei turchi (1552) l'Ordine si trasferì a Malta (1530) essendogli questa stata donata in feudo da Carlo V). Bottigella vi fece rapida carriera divenendo presto priore di Pisa. I Priorati costituivano le circoscrizioni amministrative delle Lingue, ripartite come segue: Lingua di Provenza, con i Priorati di St. Gulles e di Tolosa; Lingua di Alvernia con il Priorato omonimo; Lingua di Francia, con i Priorati di Francia, di Aquitania, e di Champagne; Lingua d'Italia con il "Priorato Urbis" e i priorati di Toscana (Pisa), Venezia, Lombardia, Sicilia (Messina), Sicilia di qua del faro (suddiviso poi nei Priorati di Capua e Barletta); di Ungheria, passato nel 1604 alla Lingua di Allemagna; Lingua di Aragona e Navarra con i Priorati di Emposta, Catalogna e Navarra; Lingua di Castiglia e di Portogallo, con i due Priorati omonimi; Lingua d'Inghilterra con i Priorati d'Inghilterra e d'Irlanda; Lingua di Alemagna con i Priorati di Boemia e Brandeburgo. L'assegnazione dei Priorati, dei Baliaggi e delle Commende era fatta dal Gran Maestro e dal Consiglio, e conferita mediante bolla in lingua latina, registrate dalla Cancelleria dell'Ordine. I diversi Priori provvedevano per delega magistrale ad amministrare gli affari della loro circoscrizione con Consigli Priorali e assemblee dei Cavalieri del Priorato. Bottigella aveva una perfetta educazione militare che mise alla prova nel 1512 combattendo a Ravenna con i Francesi. Ma è con la partecipazione alla strenua difesa di Rodi contro l'assedio delle armate di Solimano il Magnifico (1494-1566) del 1522 che entrò nella leggenda dell'Ordine Gerosolimitano. Dopo l'abbandono dell'isola, da parte dell'Ordine, ebbe l'incarico di condurre una missione esplorativa presso le principali corti europee per trattare la delicata questione della nuova sede da assegnare all'Ordine; la scelta cadde su Malta, ritenuta più adatta di ogni altra. Il Bottigella fu inviato con alcune galee per una prima ricognizione dei luoghi, in vista dell'imminente insediamento. Bella, violenta e maleodorante, la galea fu per secoli la temibile regina del Mediterraneo. Galea o galera è il nome di un'ampia tipologia di navi da guerra e da commercio usata nel Mar Mediterraneo. Il nome "galera", diffusosi solo nel XII secolo, deriva dal greco (galeos), cioè "squalo", perché la forma assunta in quest'epoca dalla principale esponente di questo tipo di navi, la galea sottile, richiamava tale pesce: essa, infatti, era lunga e sottile, con un rostro fissato a prua che serviva a speronare ed agganciare le navi avversarie per l'arrembaggio. I rematori, detti galeotti, erano di tre categorie: 1)gli schiavi e i forzati (o sforzati), prigionieri di guerra, rei e condannati alla pena del remo; 2) gli zontaroli, prigionieri e liberi cittadini coscritti in caso di guerra, ma pagati a soldo; 3) i buonavoglia, volontari imbarcati a stipendio. Quando l'Ordine si stabilì nella nuova sede (1530) il Bottigella passava già per uno dei più audaci ed esperti capitani, degno di essere utilizzato in incarichi militari di grande impegno. Nel 1532 fu inviato a Tripoli al comando di una squadra costituita da un galeone , due grippi e un brigantino, che portava un contingente di sessanta cavalieri, un buon nerbo di fanti, ed un carico di munizioni e di vettovaglie. Doveva rinforzare il castello di re Mulei Assem, alleato di Carlo V (1500-1558) e dei Gerosolimitani nella lotta contro il corsaro di Algeri Khair ad-dìn detto il Barbarossa (1480-1546). Nel 1534 viene nominato ammiraglio delle galere dell'Ordine. La carica di ammiraglio che conquistò la massima importanza dal XIII secolo in poi, sostituendosi a quella di "Commendator navium Hospitalis" avvenne in seguito alla creazione e all'ascesa della Marina, divenuta la principale forza militare dell'Ordine. Aurelio Bottigella riorganizza la squadra navale alle sue dipendenze, rimettendo in sesto le galee e si procura ufficiali di provata esperienza. Inizia così una fortunata guerra di corsa nel Mediterraneo occidentale che restò famosa negli annali dell'Ordine per l'audacia delle imprese e l'eccezionale ricchezza delle prede. Si porta sulla costa africana con l'intenzione d'intercettare e catturare le navi barbaresche. Alle "Seccagne" (le secche di Kerkenna), non lontano dall'isola di Gerbe (Djerba), si imbatte in un galeone proveniente da Salonicco, con un carico di frumento, ferro, piombo e cotone, alla sua difesa vi sono 150 uomini, tra turchi e mori. Il Bottigella lo abborda e lo cattura. Nei giorni seguenti s'impossessa, questa volta con facilità, di altri due galeoni, recupera pure una caracca, carica d'olio conquistata precedentemente dai corsari ai portoghesi nei pressi di Djerba. Rientra a Malta con rimorchio le 3 navi, ma non gli viene riconosciuta alcuna parte di bottino. (1 - continua) Mario Veronesi