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PAVIA Due ore di attesa. Poi, nell'aula bunker di via Ucelli di Nemo a Milano, si è presentato un cancelliere: «La camera di consiglio va avanti. Il dispositivo sarà letto domani pomeriggio alle 17». A questo punto, quando tutti hanno capito che la sentenza prevista non ci sarebbe stata, la tensione è esplosa. I detenuti hanno protestato con urla di disapprovazione, rifiutandosi di uscire dalle gabbie da dove erano rinchiusi da ore. Gli avvocati si sono detti «sbigottiti e indignati», visto che la sentenza era stata annunciata al mattino dal gup Roberto Arnaldi. «Il giudice ha ovviamente tutto il diritto di restare in camera di consiglio il tempo che ritiene necessario, ma la situazione che si è venuta a creare non è stata molto rispettosa per gli imputati, molti dei quali detenuti, e per la stessa polizia penitenziaria», dice l'avvocato Orietta Stella, difensore di Franco Bertucca insieme all'avvocato Gianluca Maris. Lo slittamento aumenta l'attesa e favorisce gli interrogativi. Perché il giudice, che pensava di potersi esprimere in cinque ore, ha chiesto più tempo per la sua decisione? Qualcuno mormora che «forse si è reso conto che deve decidere sulla vita di 119 persone». Altri, all'uscita dall'aula, ipotizzano che l'iter per il verdetto possa essere stato complicato dal fatto che il giudice debba pronunciarsi anche sui sequestri. Nessuno degli imputati non detenuti, comunque, rilascia dichiarazioni. «Aspetto come tutti la sentenza», si limita a dire Giovanni Valdes, l'ex sindaco di Borgarello, mentre esce dall'aula con il suo legale, l'avvocato Mario Brusa. Dei legali, quasi nessuno, peraltro, aveva aderito allo sciopero proclamato in questi giorni dalla Camera penale, proprio per evitare di far slittare una decisione che per alcuni degli imputati, quelli detenuti, potrebbe anche significare la libertà. (m.fio.)