Così il poeta dialettale raccontò lo sgomento per il ponte ferito
Sarà in edicola sabato con "La Provincia Pvese" il terzo volume della collana "La lingua pavese". Si tratta della prima parte del "Nuovo vocabolario pavese italiano" di Aristide Annovazzi (edizioni Selecta, pagg. 219). Il dialetto, come lo scrivo io, è il pavese più puro con quell'accento oiriginario, vivo e forte proprio dei nostri buoni popolani – scrive Annovazzi –, tanto simpatico e tanto caro a chi, come me, ama le tradizioni più caratteristiche e più espressive della sua terra. Il volume sabato in pubblicazione si potrà acquistare esclusivamente in abbinamento con "La Provincia Pavese", come supplemento al giornale in edicola a 9,90 euro più il prezzo del quotidiano. PAVIA L'ha trovata tra le carte di suo padre, che era nato alla frazione Vivente di Vistarino. Qualcuno l'ha scritta ma ha preferito non firmarla. La poesia, intitolata "Per il ponte ticino", è la cronaca dialettale di un colpo al cuore, della distruzione del ponte cittadino avvenuto in tempo di guerra. Don Edoardo Peviani, sacerdote della chiesa del Carmine, ha riportato alla luce lo scritto, e nel farlo ha avuto una conferma di ciò che pensava. L'armoniosità del dialetto è evidente – sottolinea don Peviani –. Si adatta al linguaggio poetico, è l'espressività verace della nostra pavesità. Nella famiglia del sacerdote il dialetto è di casa. Siamo emigrati a Santa Cristina, dove ha sede il Museo contadino – spiega –. Un ambiente che riscuote successo anche tra le giovani generazioni. E' luogo di una cultura che si tramanda attraverso il linguaggio. In casa parliamo il pavese, ci viene spontaneo. Una cultura che è poi quella di altri tempi, che si rifà ai climi autunnali, ai ricordi legati alle estati di San Martino, quando la gente contadina traslocava. Ricordo, un particolare di quando ero piccolo: la stufa a legna dei miei nonni, che hanno avuto in casa fino agli anni '90. E i miei nonni, come del resto tutti a quel tempo, parlavano il dialetto. Questa poesia crea un'atmosfera di autenticità nella tragicità – conclude don Edoardo Peviani –. Racconta del ponte sul Ticino bombardato in tempo di guerra. Succedeva che nella realtà dei paesi, come raccontavano i miei nonni, non percepissero la guerra, cosa che invece avveniva quando la gente si sposava dalla campagna alla città, nel caso specifico a Pavia. Allora si trovavano di fronte le ferite provocate dal conflitto, inq uesto caso un ponte distrutto. Questa poesia ha un valore simbolico particolare. E come tutti i componimenti dialettali trasferisce e tramanda quelle sensazioni in modo diretto, senza filtri.