Informatica da scoprire, il primo pc a Pavia

La star della mostra si chiama Programma 101, è il primo personal computer creato dal team di Per Giorgio Perotto per la Olivetti. E' stata sviluppata quasi in segreto a causa di problematiche interne all'azienda, fu esposta nel 1965 a New York. E il pubblico comprese subito di avere davanti una rivoluzione. La HP uscì dopo due anni con la HP 9100 – spiega Dino Baldi, uno dei curatori della mostra che si può visitare al museo della Tecnica elettrica al Cravino – che violava il brevetto della Olivetti e per questo pagò i diritti proprio all'azienda italiana. Il prezzo di lancio nel 1964 era di 3500 dollari, che oggi sarebbero 22mila euro. Ne furono vendute 44mila unità. Programma 101 è anche tra i protagonisti del libro Il miracolo scippato di Marco Pivato, uscito per Donzelli quest'anno. Un libro che ricostruisce quattro casi emblematici del modello di sviluppo avviato e smantellato in Italia in altrettanti settori: informatico, petrolifero, nucleare e medico. di Marianna Bruschi wPAVIA Il primo personal computer è italiano: 1964, marchio Olivetti. Si chiama Programma 101 ed è il pezzo forte della mostra al museo della Tecnica elettrica dell'ateneo pavese, inaugurata ieri. E' quel computer copiato dalla Hp dopo un paio d'anni, per rubare all'Italia la paternità del primo passo verso l'informatica da scrivania. La prima volta in pubblico fu nel 1965, alla fiera di New York, la diffidenza si trasformò presto in stupore, le parole di Pier Giorgio Perotto, uno dei suoi ideatori del team Olivetti. Ci sono i primi computer portatili, i videogiochi, gli antenati dei floppy. Non c'era una volta il personal computer è una mostra percorso su uno degli strumenti che ha rivoluzionato la vita di tutti i giorni. La mostra inaugurata ieri dal rettore Angiolino Stella, dai curatori Gianni Danese, Dino Baldi, Enrico Valeriani e Antonio Savini e con l'ospite Pierre Mounier-Kuhn, docente della Sorbonne a Parigi, resterà aperta fino al 19 febbario, all'interno del museo della Tecnica elettrica. Le macchine esposte sono quasi tutte funzionanti – spiega Gianni Danese, uno dei curatori – Per la Programma 101, che ha le cinghie consumate, stiamo stati contattati proprio da ex lavoratori della Olivetti che si sono offerti di sistemarla. La mostra nasce anche dalla passione (e dal materiale) dell'associazione ComPVter che raccoglie, recupera, aggiusta computer diventati da collezione. Siamo un gruppo di quaranta persone con la passione di recuperare computer vecchi e abbandonati – spiega Dino Baldi – Nella nostra sede a San Martino, in via Gramsci, abbiamo 400 pezzi. Il percorso della mostra segue l'evoluzione delle macchine. C'è la Olivetti 22 esposta anche al Moma, l'Apple II del 1977 e il primo computer portatile - che oggi sembra piuttosto una valigia - che si chiamava Osborne1. C'è anche il video writer: una macchina pensata per i giornalisti. Con un floppy per poter avere un programma di video scrittura, una mini stampante incorporata e un modem per mandare i pezzi. E' una mostra pensata per imparare cosa si nasconde dietro uno strumento che oggi usiamo per lavorare, giocare, navigare. Con il processore sono diminuite le dimensioni e i costi delle macchine, spiega Baldi. Anche visivamente camminando tra le macchine della storia - recentissima – del personal computer ci si rende conto di quanto è cambiato l'aspetto del computer. E dei videogiochi. Accanto al Commodore è esposto Coleco Vision, la macchina pensata per rubare mercato all'Atari 2600, uno strumento che ha reso famoso il video gioco di Donkey Kong. Antonio Savini e il rettore Stella hanno aperto ufficialmente la mostra su uno strumento che caratterizza la nostra vita e il nostro lavoro, ha sottolineato il rettore. Tra il pubblico anche una cugina di Pier Giorgio Perotto, che con la "firma" sulla Programma 101 ha regalato all'Italia un ruolo importante nella storia del computer.