Lilian, schiava del sesso lasciata morire
di Annalisa D'Aprile wROMA In Italia è arrivata come schiava, l'amore che ha conosciuto è stato quello del sesso a pagamento. Lilian, la piccola "regina di Lagos" finita nell'inferno della prostituzione, non può vederlo, ma è arrivato il giorno del suo riscatto. Malgrado l'aiuto ricevuto e le cure sanitarie, a cui faceva ricorso tardivamente perché prima le veniva impedito, Lilian Solomon, a soli 23 anni, muore in un letto del reparto di oncologia dell'ospedale di Pescara il 1 ottobre 2011. Umanamente è un fatto drammatico. Processualmente le sue dichiarazioni sono pienamente utilizzabili come prova scrive il pm della Dda dell'Aquila David Mancini. Le prove della riduzione in schiavitù di Lilian, condotta in Italia dalla Nigeria e buttata su una strada a "battere" in qualsiasi condizione fisica, hanno portato ieri all'arresto dei suoi sfruttatori. Nell'ordinanza di misure cautelari richiesta dal pm Mancini e firmata dal gip aquilano Giuseppe Romano Gargarella, quattro nigeriani in particolare sono indicati anche come coloro che cagionavano quale conseguenza non voluta del delitto doloso la morte di Lilian. Perché i quattro - si legge nelle carte - riducendola in uno stato di soggezione continuativa tanto da annientarne l'autodeterminazione, costringendola ad estenuanti prestazioni sessuali, sottoponendola a sevizie e crudeltà anche mediante la provocazione di aborto, le impedivano di fare ricorso a tempestive diagnosi e conseguenti cure mediche all'atto dell'insorgenza dei sintomi della patologia tumorale. Linfoma Non Hodgkin: questo il nome del raro cancro a carico del sistema linfatico che colpisce Lilian. "Miss Lagos", così la chiamano le operatrici dell'associazione "On the road" che la soccorrono in preda a dolori atroci sulla strada Bonifica del Tronto (tra Abruzzo e Marche) e che, sottraendola ai suoi sfruttatori, riescono a ricoverarla nell'ospedale di Pescara. Ma per quella ragazza così fiera è troppo tardi. Il decesso - scrive il pm - costituisce diretta conseguenza del reato doloso, sia per quanto riguarda la condotta di vita a cui la Solomon veniva costretta, sia perché le veniva impedito il ricorso alle cure. Lilian arriva in Italia, a Milano, da Benin City alla fine dell'agosto 2008 per aiutare la sua famiglia in difficoltà economiche. È' lei stessa a raccontare nel documentario della serie "Doc 3" (girato da Giuseppe Laganà e trasmesso su Raitre lo scorso luglio) la sua storia, dalla prostituzione fino alla malattia che sapeva di avere, ma che sperava di riuscire a sconfiggere. Un rito di tipo voodoo e l'impegno di pagare all'organizzazione criminale che la porta in Italia la cifra di 62mila euro (il debito di asservimento) sono la sua condanna. Lilian è finita nella spirale della tratta. Portata inizialmente a Milano, la giovane nigeriana viene avviata alla prostituzione: tra agosto 2008 e luglio 2009 Lilian versa nelle mani della madame Victoria 18mila euro. Poi dalla Lombardia la vittima viene spostata in Abruzzo, a Sant'Omero, una zona ritenuta - scrive il pm - più remunerativa per il gruppo malavitoso. E infatti, lì Lilian in appena 7 mesi (da agosto 2009 a marzo 2010) incassa e consegna all'organizzazione 22mila euro. In quei mesi Lilian è già malata di cancro, ha già subito un aborto che le è costato più di un mese di ricovero oltre che il rischio di morire dissanguata. Sfibrata dalla grave malattia - spiega l'ordinanza - che non le permetteva di resistere a tutte le sevizie cui era sottoposta da coloro che hanno gestito, con minacce e soprusi, la sua vita alla fine Lilian scappa dai suoi sfruttatori e li denuncia aiutando gli investigatori a ricostruire le tessere della tratta (nomi e volti riconosciuti dalla ragazza in foto) che ha coinvolto anche altre giovanissime connazionali. A Lilian Solomon "On the road" ha intitolato un Fondo per le vittime della tratta. ©RIPRODUZIONE RISERVATA