«Vantaggi reali, le imprese ci credano»

PAVIA Stage, apprendistato e part time per promuovere lavoro giovanile e femminile: i nuovi provvedimenti contenuti nell'ultima manovra finanziaria sembrano piacere alle imprese. In provincia di Pavia, dicono dalla Cna, sono ora solo il 4% le aziende artigiane che utilizzano apprendisti, soprattutto quelle del settore meccanico, edile e parrucchieri, un dato che è destinato a salire con la riforma, assicura il direttore di Cna, Paolo Ventura. Da Ascom invece fanno sapere che in quest'ultimo periodo il 50% delle assunzioni avviene con contratti part time. E' la risposta delle imprese alla crisi economica, spiega Andrea Cartolini che precisa: Il part time non riguarda più solo le donne, ma anche gli uomini e i giovani. E vi sono strutture commerciali, come la gdo, che utilizzano apprendisti part time. Di certo, sostengono le associazioni di categoria, la riforma delle normative che regolano l'apprendistato porterà ad un uso maggiore di questo strumento contrattuale. E a convincere le imprese è la riduzione delle ore di formazione e il fatto che una parte considerevole della preparazione deve avvenire all'interno stesso dell'azienda. Questo avvantaggia in modo concreto le imprese artigiane e gli stessi giovani che possono imparare il lavoro direttamente in azienda – chiarisce Ventura -. E' chiaro che l'imprenditore potrà assumere più tranquillamente l'apprendista, in quanto si è certi della formazione raggiunta". E Cartolini aggiunge: "Il contratto di apprendistato permette alla ditta di formare il proprio personale e nello stesso tempo avere un regime fiscale agevolato. La riforma permetterà un incremento di questo strumento, in quanto riduce le ore di formazione e obbliga il dipendente ad una maggiore specializzazione. Inoltre consente di riconoscere crediti formativi a chi ha un determinato curriculum scolastico". Per Ventura l'apprendistato è "uno strumento importante per combattere il precariato, ma è necessario garantire una formazione meno generica. Solo qualche anno fa, il numero di apprendisti era maggiore – spiega il direttore - e questo perché le imprese non correvano il rischio di assumere un apprendista a cui poi non erano garantite le ore in aula e, in caso di ispezione, venivano costrette ad un'assunzione a tempo indeterminato. Stefania Prato