Torna l'incubo, spread a 530 punti
di Andrea Di Stefano wMILANO L'indecisione politica italiana insieme ai clamorosi bilanci negativi di UniCredit e Finmeccanica hanno caratterizzato un'altra giornata con i nervi a fior di pelle sui mercati con lo spread italiano tornato a 530 punti. Protagonisti indiscussi gli spread in un contagio che dall'Italia si è allargato a tutta l'area dell'euro. Alla fine è stata Wall Street a salvare la gran parte delle borse, Piazza Affari compresa che, dopo aver toccato un ribasso del 3% nel corso della mattinata, ha invertito la rotta girando in positivo dopo l'ok decisivo di Pdl e Pd al nuovo esecutivo, per chiudere con una flessione dell'1,08%. Milano, e un po' le altre borse europee, devono ringraziare Wall Street in rialzo per l'andamento delle scorte delle imprese in America, rimaste invariate a settembre secondo i dati diffusi dal dipartimento del Commercio Usa. Gli analisti avevano previsto, in media, un incremento delle scorte dello 0,2% mensile, dopo l'aumento dello 0,5% registrato ad agosto. Il parziale recupero della Borsa Usa ha permesso di contenere le perdite a Francoforte (-0,87%) e Londra (invariata) mentre sono rimaste molto pesanti Parigi (-1,92%) e Madrid (-1,61%). All'origine sempre rendimenti e spread di Oat francesi e Bonos iberici che hanno toccato nuovi massimi storici, in un quadro complessivo di attacco all'euro con un'impennata degli spread anche per i titoli di Belgio, Olanda e Austria. Il differenziale di rendimento tra i decennali francesi con i corrispondenti bund tedeschi è arrivato a toccare il picco di 191 punti mentre sui mercati si è tornato a scommettere su un imminente declassamento sul debito francese. Impennata anche per lo spread spagnolo arrivato al record di 457 punti, mentre quello del Belgio ha toccato 314 punti, dopo il record di 318 punti. I dati diffusi dal presidente della Ue sugli effetti della crisi non aiutano certo a ristabilire fiducia nei confronti del debito sovrano in euro: tra il 2007 e il 2010 la Ue ha perso circa 2000 miliardi di euro a causa della mancata crescita, una cifra che è pari all'intero Pil della Francia o all'11% del debito cumulativo dell'Europa. La cifra è il risultato della comparazione tra la crescita attuale e una crescita depurata dall'effetto crisi. È indispensabile chiudere questo gap il più presto possibile, ha detto Van Rompuy. Ai numeri della presidenza della Ue si aggiungono le indicazioni che arrivano dall'economia reale. L'indice Zew sulle condizioni dell'economia in Germania è sceso più delle attese, risultando a novembre a -55,2 punti da -48,3 punti di ottobre, contro attese di -52,0. I rischi di recessione tecnica sono aumentati e per l'economia tedesca prevediamo almeno un trimestre di contrazione, probabilmente il primo dell'anno prossimo, ha commentato il capo economista Michael Schroeder. Nessuna reazione hanno prodotto, invece, i dati positivi della Francia che ha visto il pil in crescita dello 0,4% nel terzo trimestre, rispetto ai tre mesi precedenti, quando aveva segnato un calo dello 0,1% ©RIPRODUZIONE RISERVATA