San Matteo denuncia ex primario per l'intervento su un bambino

di Maria Grazia PIccaluga wPAVIA Nel settembre 2007 Marco, un bambino veneto di circa un anno e mezzo, viene ricoverato al San Matteo. Ha una malformazione congenita, un'ostruzione al colon. Viene visitato in Chirurgia Pediatrica e dopo una serie di esami gli viene diagnosticato il morbo di Hirschsprung, malattia rara che colpisce in media un bambino ogni 5mila. Il primario di allora, il professor Giuseppe Martucciello, propende per un intervento chirurgico, utilizzando una tecnica da lui altre volte praticata. Il 20 novembre Marco entra in sala operatoria. Quando ne esce la sua famiglia ancora non sa che sta per iniziare un nuovo calvario, ancora più problematico di quello vissuto fino a quel momento. Il piccolo ha un'incontinenza che, dicono i genitori, non potrà più essere corretta. L'intervento, ci fu detto, era tecnicamente riuscito. Ci siamo fidati. Ma con il tempo non è stato difficile verificare che il problema era tutt'altro che risolto spiega il padre del bambino. Per Marco e la sua famiglia sono anni difficili, non solo sul piano medico-sanitario ma anche su quello psicologico, la socializzazione con i coetanei, l'accettazione del problema da parte di un bambino che ha solo sei anni e a settembre inizierà la prima elementare. La famiglia ci pensa, si affida ad altri esperti, a consulenti che suffraghino scientificamente i dubbi. E alla fine ritiene di poter contestare le modalità dell'intervento e anche la gestione della fase post operatoria. E chiede un risarcimento: un milione e mezzo di euro. Nel frattempo al piccolo Marco viene riconosciuta l'invalidità permanente, al 100%. Nel gennaio di quest'anno la fondazione San Matteo riceve la comunicazione dall'avvocato della famiglia che allega alla richiesta di danni anche una consulenza tecnica che non mette in discussione la correttezza della diagnosi ma la tecnica dell'intervento. La pratica passa all'assicurazione dell'ospedale, la Faro (nel frattempo finita in liquidazione coatta) che a sua volta si affida ai suoi periti. E anche da questa valutazione emergono dubbi sulla correttezza dell'intervento. Il legale della famiglia propende per intraprendere il tentativo obbligatorio di conciliazione, uno strumento che permette di ridurre i tempi altrimenti più farraginosi della giustizia. Solo in caso di mancato accordo si avvierà la causa civile. Viene nominato un mediatore, in Veneto. E vengono informate le parti. A questo punto però anche il San Matteo, che dovrà presentarsi davanti al mediatore per difendersi, decide di chiedere un ulteriore parere a un anatomopatologo di Brescia. Vengono spediti i vetrini all'esperto in gastroenterologia e anatomia patologica il quale, al termine della sua analisi, esclude che il piccolo paziente fosse affetto dal morno di Hirschsprung. Il caso si complica. Il San Matteo commissiona una terza perizia ma questa volta si rivolge a un luminare all'estero: il direttore della Chirurgia pediatrica dell'Università di Graz. La relazione dell'esperto sarebbe stata trasmessa a Pavia nei giorni scorsi. Il professore di Graz avrebbe evidenziato due punti critici: a suo parere l'intervento non sarebbe statao eseguito ad arte, con l'asportazione di una sezione troppo estesa. Ma anche sulla diagnosi non si trova d'accordo con Martucciello. Ieri mattina il nuovo colpo di scena. Il policlinico ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica nei confronti del suo ex primario, contestandogli la colpa grave e il danno permanente. Con Martucciello i rapporto sono tesi da tempo. Il professore non lavora più al San Matteo dal 2009: alla scadenza dei cinque anni il contratto non gli era stato più rinnovato e il chirurgo era stato costretto a rientrare all'Università di Genova, senza però poter esercitare l'attività. Una scelta limitante che l'aveva convinto a fare causa. Dopo due anni il giudice del Lavoro gli ha dato ragione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA