L'ultimo scontro è su Amato e Letta
di Maria Berlinguer wROMA Sarà trattativa fino all'ultimo secondo su Gianni Letta e Giuliano Amato, anche se in tarda serata l'ipotesi del tandem sembra tramontare. E' su questi nomi che il tentativo di Mario Monti di varare il governo delle larghe intese ha rischiato di saltare. I veti incrociati di Pd e Pdl sul principale collaboratore di Silvio Berlusconi a palazzo Chigi e sull'ex primo ministro socialista hanno fatto slittare di qualche ora anche la presentazione della lista dei ministri. E' stato lo stesso Monti, spalleggiato fortemente dallo stesso presidente della Repubblica, a premere sulle forze politiche per avere, nel suo esecutivo di tecnici, politici di rango. Il professore è convinto che il tandem Letta-Amato possa ancorare le principali forze politiche a un governo chiamato a scontentare un po' tutti gli schieramenti, visti i sacrifici che dovrà chiedere al Paese. E lo stesso ragionamento avrebbe fatto Giorgio Napolitano ai leader che sta continuando incessantemente a sollecitare perché facciamo presto e bene. Per il via libera a Letta si sono spesi anche Massimo D'Alema e Pier Ferdinando Casini. Ma se l'ex braccio destro del Cavaliere tornerà a palazzo Chigi lo dovrà soprattutto a Pier Luigi Bersani. Il segretario del Pd è salito ieri al Quirinale per un colloquio con il capo dello Stato. Noi Letta non lo vogliamo, vogliamo discontinuità, ma se lei e Monti ritenete di non poterne fare a meno, non voteremo certo contro il governo, avrebbe detto a Napolitano. Bersani avrebbe inoltre precisato di non considerare Giuliano Amato come un uomo di area democratica. Molto attivo anche il leader del Terzo Polo. Casini sta lavorando alla ricostruzione dell'area dei moderati. Prevede che il Pdl non reggerà alla tregua di un governo tecnico. Scommette sulla progressiva implosione del Popolo della Libertà. E sta cucendo la sua tela. Ieri a Montecitorio c'è stato un vertice tra Casini, Fini e Gianni Letta per discutere della eventuale presenza di politici nel governo Monti, a partire dalla vicepresidenza dello stesso Letta. Poi, alla presentazione del libro di Bruno Vespa, il leader Udc è sbottato contro il diluvio di dichiarazioni contro l'esponente politico. Basta con queste continue umiliazioni a Gianni Letta, una persona apprezzata da tutti e che per primo, per evitare imbarazzi politici, ha detto di essere pronto a fare un passo indietro, cosa che in Italia non accade quasi mai, dice rivolto a Rosy Bindi e Angelino Alfano, presenti anche loro alla presentazione dell'istant book. Il Pd ha indicato la necessità di un governo di discontinuità a prescindere dalla presenza di Gianni Letta ma non saremo certo noi a impedire la nascita di un governo Monti, replica la presidente del Pd, Rosy Bindi. Quanto al segretario del Pdl Alfano, conferma che se ci sarà Letta il suo partito farà cadere il no ad Amato. Fino a tarda sera però il rebus non viene sciolto, tanto che si diffondono voci di una presa di distanza del Pd che sarebbe arrivato a minacciare di modificare la natura dell'appoggio al governo Monti sul nome di Letta. In serata è Anna Finocchiaro, la capogruppo al Senato, a smentire. Non c'è stato nessun giallo su Amato e Letta, non c'è il minimo seppur impalpabile ostacolo del Pd alla formazione dell'esecutivo: il Governo si faccia al più presto, dice. E Antonio Di Pietro? Che farà l'Idv se Monti si presenterà con Letta come vice? Il leader dell'Idv per ora ha dato il via libera al governo del professore, spinto non tanto dalla personale convinzione quanto dall'essere finito in minoranza nel partito. E attaccato sul web dalla sua base che lo ha contestato. Di Pietro potrebbe però ripensarci, approfittando del ritorno di Letta per sganciarsi dall'operazione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA