Il maestro insegna a riconoscere il talento
Il Vangelo di oggi, la parabola dei talenti, ci interroga su un concetto apparentemente banale ma spesso deformato o travisato . La parola talento è usata, quasi quotidianamente, da ciascuno di noi. La maestra lo dice dell'alunno bravo e preparato: "Ha talento". Allo stesso modo, l'allenatore di calcio o pallavolo lo dice del suo giocatore o della sua giocatrice in grado di fargli vincere le partite più importanti: "Ha talento". Spesso ci fermiamo a questo tipo di talento, vistoso e appariscente, quasi che le altre persone, meno brave a scuola, sul lavoro o nello sport, di talento non ne abbiano. Nel Vangelo, attraverso il padrone che consegna del denaro ai servi, Gesù ci dice metaforicamente che ciascuno di noi ha ricevuto un talento, un dono. E lo ha ricevuto grazie a un rapporto, un'amicizia. Il talento che il padrone consegna ai servi è il frutto di un legame che perdura da anni, ma mentre due dei suoi dipendenti sono riconoscenti, investendo e accrescendo il dono che gli è stato fatto, il terzo dipendente lo nasconde, scavando una buca. Quanti di noi, nella vita, nel lavoro o in famiglia, si comportano come il terzo servo, occultando il talento ricevuto? Quanti di noi, oltre a non vedere il dono che gli è stato fatto in prima persona, sono incapaci di cogliere le qualità, umane e non, delle persone che ci circondano? Per scoprire un talento, in noi e negli altri, c'è bisogno di maestri. E non di maestri di idee, ma di persone concrete. Gli apostoli, da Pietro a Giovanni, da Giacomo ad Andrea, erano tutti uomini di umilissime origini. Pescatori a cui nessuno, prima dell'incontro con Gesù, aveva mai detto che in loro c'era un talento. E' lo sguardo, l'amore, l'affetto di Gesù, che fa scoprire in loro un talento, che li fa sentire uomini amati e abbracciati, che li porta a compiere cose e fatti incredibili, fino a morire martiri tra atroci sofferenze. Oggi, come duemila anni fa, per valorizzare i talenti di tutti, dai ragazzi più disadattati ai figli di famiglie benestanti, c'è bisogno di autentici maestri. Il maestro non è solo chi ti dice che hai delle capacità, ma è colui che ti fa riconoscere che quel talento ti è arrivato come dono di Dio. A proposito di talenti, non possiamo non ricordarci che proprio il 13 novembre di 1657 anni fa, nasceva ad Ippona Sant'Agostino, oggi co-patrono di Pavia e di cui si è inaugurata nella cripta del Duomo la bellissima mostra. Il giovane Agostino, pur conducendo una vita dissoluta e peccaminosa, era colmo di talenti. Era un grande oratore, uno dei più grandi dei suoi tempi, arrivato nel 384 d.C. a Milano per reggere l'importante cattedra di retorica. E' qui, a Milano, che incontra un oratore ancora più grande, ancora più dotato di talento: Sant'Ambrogio. Ed è proprio l'amicizia con Ambrogio che svela ad Agostino il senso più grande dei suoi talenti: mettersi al servizio di Gesù e testimoniare al popolo l'amore di Dio per ogni uomo. ricercatore e giornalista free lance di Pavia