Tempesta sull'Italia disastro Borse e spread
di Andrea Di Stefano wMILANO Un collasso senza precedenti. Bastano poche cifre per certificare il passo di una delle giornate più drammatiche della nostra storia finanziaria. Il differenziale di rendimento tra i bond italiani a dieci anni e gli equivalenti tedeschi ha chiuso a quota 551 punti dopo aver toccato un massimo di 575 punti. La Borsa di Milano ha ceduto il 3,78% bruciando 12,9 miliardi di capitalizzazione in una giornata segnata dal tracollo generale dei bancari e di Mediaset (-12%). Le osservate speciali di sempre, Unicredit e Intesa, hanno cancellato i guadagni di martedì perdendo rispettivamente il 6,81 e il 4,25%. Siamo ormai passati dal terremoto ad un vero e proprio tsunami che ha trascinato in rosso tutte le borse europee (Parigi -2,17%, Londra -1,92%, Francoforte -2,21%, Lisbona -1,25%, Amsterdam -3,15%, Madrid -2,09%, Atene -2,75%) e persino Wall Street che a metà seduta perdeva il 2,87%. In realtà per Milano poteva anche andare peggio visto che ad un certo punto la Borsa era arrivata a perdere oltre il 5%. Tutto ruota attorno all'incertezza sui provvedimenti e i destini politici del Paese. Quei 400 miliardi di titoli in mano agli investitori stranieri sono merce che scotta troppo e i nostri bond vengono ormai ceduti in massa sotto i colpi del vendite da panico. La Bce ha proseguito i suoi acquisti ma gli effetti sono pari ad una predica nel deserto per il semplice fatto che questa strategia non è più in grado di far cambiare idea agli investitori. Lo spread, partito malissimo per la percezione di assoluta indeterminatezza sulle dimissioni di Berlusconi e sul contenuto del maxi emendamento, è stato letteralmente affondato dalla società di clearing britannica Lch Clearnet che ha innalzato i margini richiesti sui titoli di debito italiani dal 6,65% all'11,65%. Un segnale di crescita del rischio associato ai bond sovrani della Penisola che si traduce in un aumento dei costi sostenuti dai detentori dei titoli e che, come tale, costituisce un implicito incentivo a vendere. Poco dopo, spiega un trader della Borsa di Londra, i titoli italiani si sono trovati improvvisamente senza mercato, senza acquirenti, senza prezzo. In seguito, quanto tutto si è sbloccato, si è avuta la netta impressione che ad acquistarli fosse rimasta solo la Bce. Per il Wall Street Journal, l'asta del Btp in calendario lunedì (buoni del Tesoro per un importo fino a 3 miliardi) sarà il momento della verità per l'Italia. Ormai i dubbi degli investitori vertono sulla solvibilità stessa del debito italiano e i segnali preoccupanti in questo senso si moltiplicano: i tassi sono sopra il 7% per tutte le scadenze (a 2, 5 o 10 anni) e solo nella serata di ieri il Tesoro ha confermato l'asta di lunedì dove saranno offerti 3 miliardi di euro a cinque anni. Persino l'Aiaf (l'Associazione degli analisti finanziari) ieri ha chiesto interventi straordinari come "una misura di forte riduzione del debito attraverso la tassazione dei livelli più elevati di patrimonio". Intanto si intrecciano i giudizi positivi e negativi sulla reale capacità del Paese si sopravvivere alla crisi: se Barclays evocava il default Blackrock, una delle principali banche d'investimento, buttava acqua sul fuoco. Ieri sera il Tesoro americano ha lanciato un appello ai mercati perchè abbiano fiducia sulle riforme in atto in Italia. Del resto, l'agenzia Fitch ha definito improbabile un default del debito italiano. Certo la visione dei mercati l'hanno riassunta gli analisti di Nomura Holdings secondo i quali le dimissioni differite di Silvio Berlusconi sono state lette come un certificato di incertezza. A nostro avviso - si legge nel rapporto a cura degli economisti Lavinia Santovetti e Alastair Newton - la promessa di Berlusconi di dimettersi può essere interpretata in due modi. In modo negativo con Berlusconi che prende tempo per bruciare qualsiasi scenario alternativo alle elezioni anticipate, oppure, al contrario, in maniera positiva con il premier che si impegna ad approvare maxiemendamento e legge di stabilità, poi si dimette lasciando campo libero per la formazione di un governo tecnico. Peccato, concludono gli economisti, che al momento trovi maggiori conferme la prima interpretazione: Berlusconi sta prendendo tempo. Un governo guidato da Angelino Alfano servirebbe solo per portare il paese alle elezioni. Vale a dire verso quello scenario che i mercati rifiutano. Per fortuna ieri la sentenza senza appello di Nouriel Roubini è stata un po' vanificata dal ministro delle finanze tedesco Schauble. L'Italia - ha scritto ieri nella sua pagina Twitter Roubini - è troppo grande per fallire ma anche troppo grande per essere salvata. Presto una ristrutturazione forzata del debito e un'estensione della durata dei titoli saranno inevitabili. Opposta la valutazione del ministro di Berlino: lo spread dei titoli di Stato dell'Italia non è preoccupante, era così prima dell'introduzione dell'euro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA