La poltrona d'oro di Silvio Berlusconi

Tanti gli hanno chiesto di fare un passo indietro: l'opposizione, ovviamente; quelli della sua maggioranza che stanno traslocando altrove; i numeri uno del PDL come Roberto Formigoni e persino - pare - il fidatissimo Gianni Letta; di fatto, i leader di mezza Europa, da Nicolas Sarkozy a Angela Merkel e Miguel Barroso; gliopinion leader come il Financial Times con parole non equivocabili: "In nome di Dio, dell'Italia e dell'Europa, vattene!"; i mercati finanziari internazionali. Niente da fare, Silvio Berlusconi non vuole lasciare Palazzo Chigi. Perchè? La risposta va cercata anche - forse soprattutto - nell'intreccio delle storie personale, aziendale e pubblica del premier, per il quale il fine ultimo di qualsiasi azione è fare quattrini, per sé e per la famiglia. Basta qualche esempio. Saltando gli anni controversi del Berlusconi palazzinaro, il primo vero banco di prova è tra il 1984 e il 1985. Nonostante sia proibito, Berlusconi ha costruito tre network privati nazionali che trasmettono in simultanea. Quando il 16 ottobre 1984 tre pretori fanno mettere i sigilli, decide la serrata: dato che gli è impedita la "contemporanea" e questo lo danneggia pubblicitariamente, lui chiudeCanale5, Retequattro e Italia1. Il 20 ottobre Bettino Craxi, l'amico presidente del Consiglio, fa approvare un decreto d'urgenza che sterilizza l'iniziativa dei pretori. Dal giorno successivo le tv di Berlusconi tornano a trasmettere in simultanea. Nel 1994Berlusconi deve rinunciare agli appoggi dei politici amici. Craxi è affondato, le sponde negli altri partiti del centrosinistra, a cominciare dalla DC, hanno gravi falle aperte da Mani Pulite. E i bilanci del suo gruppo vanno male: la Fininvest nel 1994 si troverà una perdita di 78 miliardi di lire e debiti per oltre 3300 miliardi. La soluzione è il fai-da-te di Forza Italia, il partito di plastica lanciato nel gennaio del '94 con una straordinaria copertura mediatica e pubblicitaria, tanto che alle politiche del 28 marzo è il più votato d'Italia. Ora che a Palazzo Chigi c'è lui, il padrone, Fininvest ricomincia a macinare utili. Salto di otto anni, nel 2004. Dal 2001 Berlusconi è tornato a guidare il governo e, forse distratto dai guai giudiziari, ha perso un po' di vista gli affari di famiglia. La minaccia più grave è la satellitare Sky, nelle mani di Rupert Murdoch. La reazione è naturamente a spese dello Stato italiano, come ha certificato la Corte di giustizia europea l'agosto scorso. Nonostante il 99 per cento degli italiani non sappia che farsene di un decoder, dato che al tempo sono pochi i canali digitali disponibili, il governo decide di dare incentivi a chi ne acquista uno: 150 euro a pezzo, per un totale di 110 milioni di euro nella Finanziaria 2005 e 70 in quella 2006. A beneficiarne è praticamente solo Fininvest.Nel 2008, sempre per fermare la corsa di Sky, il neonato Berlusconi III alza dal 10 al 20 per cento l'IVA sugli abbonamenti alla piattaforma satellitare. Ma le tv del Cavaliere hanno bisogno, per crescere, di norme che blindino la loro capacità di raccogliere pubblicità. Ci vuole un ministro disponibile, e nessuno più dell'ex missino Gasparri può esserlo. È lui ad avere la principale responsabilità della legge del maggio 2004 che porta il suo nome. Preceduta da un decreto che ribalta una sentenza della Consulta che ordinava di trasferire sul satellite una delle reti Mediaset, la legge Gasparri si preoccupa soprattutto di imporre il SIC (Sistema Integrato delle Comunicazioni), che stabilisce la suddivisione dei ricavi pubblicitari dei vari mezzi in modo tale da consentire alle tv di crescere ancora nonostante - uniche al mondo - già abbiano a disposizione ricavi abnormi. Peraltro, un ministro che tuteli gli affari di famiglia c'è sempre a fianco del premier. Finita l'era Gasparri, tocca a Paolo Romani, homo televisivus a tutto tondo, già sottosegretario di Scajola. Poche righe non bastano per elencare quante volte la politica è andata in soccorso del premier per fini personal-aziendali. Di certo il timore di perdere per sempre lo straordinario strumento di promozione dei propri affari che il Palazzo gli ha assicurato per decenni è quanto fa di Berlusconi il governante europeo più attaccato alla poltrona. Molto più di quei politici di professione che per decenni ha detto di voler mettere fuori gioco. c.giua@kataweb.it