Berlusconi sfida tutti: non mi dimetto

di Gabriele Rizzardi wROMA Attaccato alla poltrona, fino all'ultimo, per bruciare ogni ipotesi di larghe intese e tirare avanti almeno fino a gennaio. Al termine di una convulsa mattinata, scandita dalle voci di imminenti dimissioni che fanno volare la Borsa, Silvio Berlusconi conferma che non ci pensa neppure a fare quel passo indietro che gli chiedono anche i suoi fedelissimi (preoccupati dall'incerto futuro del partito) e sfida i deputati del Pdl delusi, scoraggiati e arrabbiati che minacciano di impallinarlo. Domani (oggi n.d.r) alla Camera si vota il rendiconto generale dello Stato. Proporrò la fiducia sulla lettera presentata alla Ue e alla Bce e voglio vedere in faccia chi prova a tradirmi avverte il Cavaliere, che definisce destituite di ogni fondamento le voci sulle sue dimissioni. Ma le voci, questa volta, vengono immesse nel circuito mediatico da due giornalisti che con il Cavaliere parlano spesso: Giuliano Ferrara e Franco Bechis. Che Berlusconi stia per cedere il passo ormai è una cosa acclarata. Si tratta di ore, qualcuno dice perfino di minuti scrive il direttore del Foglio sul suo blog. Berlusconi annuncerà le dimissioni e proporrà un governo Letta aggiunge il vicedirettore di Libero, che dopo la smentita del premier corregge il tiro. Voci che alimentano un'ipotesi cui sembra guardare anche lo stesso Gianni Letta che, durante una conferenza stampa a palazzo Chigi sull'accordo con la Commissione Ue sui fondi per il Sud, si preoccupa di chiarire che nel passaggio da un governo a un altro, gli impegni assunti non si rinnovano e non cadono ma continuano. Oggi sarà la giornata del redde rationem per Berlusconi, che ieri è volato ad Arcore per un consiglio di famiglia e per un faccia faccia con Calderoli sugli sviluppi della situazione politica. Il presidente del consiglio, che ieri ha telefonato ai ribelli del Pdl per convincerli a rientrare nei ranghi, prova a resistere, non vuole neppure sentir parlare di un governo di larghe intese (Se gli schemi parlamentari portassero a un ribaltone nel quale la sinistra va al governo non saremmo in democrazia) e scarica la responsabilità del fallimento del governo su Giulio Tremonti. La prima riforma costituzionale necessaria è quella che dia al premier gli stessi poteri dei suoi colleghi europei, a cominciare dalla possibilità di imporre una linea al ministro dell'Economia, altrimenti lamenta il Cavaliere non è un premier. Quel che è certo è che il voto sul rendiconto che ci sarà oggi a Montecitorio rappresenta il passaggio decisivo alla luce del quale il premier potrebbe decidere, dopo la conta in Parlamento, se e quando salire al Quirinale per rassegnare le dimissioni. Per la Lega, che definisce non percorribile la strada di un governo appoggiato da una maggioranza allargata, deve essere il presidente del consiglio a prendere l'iniziativa, che vuol dire: fare il passo indietro e indicare come suo successore un esponente del Pdl che potrebbe essere Letta o Schifani, che ieri ha parlato per più di un'ora con Fini alla Camera. Questa sarebbe la richiesta che Calderoli, d'intesa con Bossi e Maroni, gli avrebbe rivolto ieri sera anche se, lasciando villa San Martino, il ministro per la Semplificazione ha negato: Sulla mia visita ad Arcore stanno circolando notizie prive di fondamento. Resta il fatto che questa volta il voto in Parlamento potrebbe certificare che non c'è più una maggioranza. Che ormai si sia alla vigilia di un passaggio delicatissimo lo dimostra la girandola di incontri che ieri pomeriggio ha coinvolto esponenti della maggioranza e dell'opposizione. La fuga dal Pdl continua ed anche il sottosegretario agli Esteri, Enzo Scotti (che non è parlamentare ma che alla Camera può contare su Antonio Milo e Luciano Sardelli), si prepara a rassegnare le dimissioni. Un'altra mazzata per il Cavaliere, che è rimasto molto colpito dalla fuga della Carlucci e spera di riuscire a far cambiare idea anche ai tanti deputati e senatori che non vogliono più seguirlo e pensano a nuovi approdi. L'operazione recupero degli scontenti proseguirà anche oggi. La speranza è quella di far cambiare idea almeno all'ex fedelissima Isabella Bertolini, che insieme a Giorgio Stracquadanio e Roberto Abntonione oggi potrebbe essere invitata a palazzo Grazioli. ©RIPRODUZIONE RISERVATA