Paura per 11 oltrepadani bloccati da giorni in Nepal

Francesca Disperati, uno degli alpinisti vogheresi rimasti bloccati in Nepal, non è andata sull'Himalaya solo per il divertimento e l'avventura. Mia sorella partecipa come maestra a un progetto di gemellaggio tra la scuola elementare vogherese Leonardo da Vinci e una scuola di pari grado nepalese - racconta il giornalista Alessandro Disperati - C'è un blog dove gli studenti vogheresi possono discutere con i coetanei del Nepal su temi come l'immigrazione, la violenza, il bullismo, l'amore e l'amicizia. In base a quanto mi ha detto i bambini italiani hanno comprato piantine da donare ai bambini nepalesi, per mantenere un rapporto duraturo. Al ritorno mia sorella Francesca si farà portavoce in Italia della situazione nepalese e dei vari bisogni delle realtà che ha incontrato durante il suo viaggio. Un documento della scuola Leonardo spiega che è stato scelto il Nepal perché è un paese dove la scuola e l'istruzione sono molto precari e di basso livello. La scuola privata, invece, è troppo cara: quindi l'istruzione è un motivo di scontro sociale. Da qui l'idea di portare aiuti e avviare una cooperazione reale. di Paolo Fizzarotti wVOGHERA Una spedizione del Cai di Voghera è bloccata in Nepal da una settimana, a causa del maltempo: ora undici famiglie tra Voghera, Salice Terme e Pozzolgroppo sono in apprensione. Nella prima squadra, quella che avrebbe dovuto rientrare una settimana fa, ci sono un gruppo di sportivi e amanti della montagna molto conosciuti nella zona: tra loro il direttore dell'Ascom di Voghera, Paolo Rainelli. Gli altri vogheresi sono Angelo Ferrari, Flavio Ingrao, Matteo Mirabelli, Rossella Migliori e suo marito Gianni Buscaglia, Enrico Pruzzi. Da Salice Terme vengono Alessandro Adragna e Pietro Toccalini. Abitano invece a Pozzolgroppo, Sergio Rolandi e Cristina Daniele. Un altro gruppo, più ridotto, ha fatto un altro itinerario sull'Himalaya e il suo rientro è previsto solo nei prossimi giorni: ne fanno parte Massimo Pastorelli, di Casteggio, Francesca Disperati e un altro alpinista oltrepadano di cui si conosce solo il nome di battesimo, Gianfranco. Siamo partiti per un trekking di 11 giorni sull'Himalaya - raccontava ieri mattina Gianni Buscaglia dal Nepal - Dopo avere superato passi a oltre 5000 metri di altezza, abbiamo raggiunto Lukla lunedì 31 ottobre. Da allora siamo bloccati qui, a causa delle avverse condizioni atmosferiche. Eppure sulla carta questo è il periodo migliore per visitare questa regione. L'aeroporto di Lukla, a 3000 metri slm, è considerato uno dei più pericolosi al mondo. Da una settimana è avvolto da una nebbia fittissima che non permette partenze e arrivi, dato che qui non c'è strumentazione per la navigazione guidata. La situazione è critica, il tempo non accenna a migliorare. Per ora stiamo bene, ma nella zona cominciano a scarseggiare i viveri. Nel vicino paese di Surke il cibo disponibile è limitato a pasta, thè e scatolame. Abbiamo saputo che ci sono altri italiani nelle nostre condizioni. Non ci sono più posti disponibili nei lodge, abitazioni locali senza riscaldamento. Siamo in contatto con il ministero degli esteri, il console italiano ci sta dando una mano. Ci sono stati dei tafferugli nell'eliporto di Surke: un elicottero che è riuscito ad atterrare è stato preso d'assalto da alcuni turisti esasperati per l'attesa di giorni. E' intervenuta la polizia. Per fortuna siamo in contatto con l'agenzia Gianotti di Voghera, che le sta provando tutte per portarci via da qui. Ieri sera è stato possibile raggiungere al telefono satellitare Enrico Pruzzi. Nella tarda mattinata di oggi la situazione si è parzialmente sbloccata - raccontava ieri il vogherese - Dopo una settimana di attesa siamo riusciti a scendere da Lukla e abbiamo raggiunto Kathmandu. Meno male, perché oramai eravamo letteralmente in mezzo a una strada, dato che i pochi alberghi sono stati presi d'assalto dagli alpinisti rimasti bloccati qui. Stiamo tutti bene, ma non abbiamo notizie del gruppo di Massimo Pastorelli, che aveva un itinerario diverso dal nostro. Ora il problema è quello di trovare un volo per l'Italia. Pare che ci sia qualche possibilità passando da Nuova Delhi, oppure dal Qatar. Per fortuna siamo riusciti a tenere i contatti con le nostre famiglie: abbiamo dato notizie un po' con gli sms, un po' con le mail e un po' con qualche telefonata qui da Lukla. Gli amici del gruppo e gli appassionati di alpinismo hanno potuto seguire quasi in diretta la spedizione degli oltrepadani in Nepal sul sito www.tuttincima.it oppure su www.himalayantravel.it. Un diario tenuto giorno per giorno dal gruppo di Pastorelli. Si ricostruisce il trekking dal giorno della partenza il 19 ottobre da Malpensa, al 20 ottobre con l'arrivo a Kathmandu. Il 22 ottobre a Namche Bazar, il 24 a Thame, sotto l'Everest. Il 30 ottobre il Cho La Pass a 5420 metri slm. Il 2 novembre è iniziato il maltempo, con precipitazioni nevoso, vento freddo e intenso. Il 4 novembre ancora a Namche Bazar, bloccati da nubi bassi e clima molto umido. Il 5 novembre sosta forzata, perché l'aeroporto di Lukla non funziona. Ieri, 7 novembre, finalmente l'arrivo a Lukla, in attesa di un aereo per tornare in Italia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA