Unicredit si prepara a ricapitalizzare Il nodo dei «cashes»

ROMA Inserita tra le banche sistemiche - ovvero tra gli istituti il cui fallimento avrebbe un impatto forte sul sistema economico e finanziario globale - Unicredit è costretta a lavorare all'aumento di capitale. In vista di questa operazione si intensificano i contatti con le banche d'affari. Unicredit, qualora decidesse di varare la ricapitalizzazione, potrebbe affidarsi a un pool di banche che al momento risulterebbe composto da Merrill Lynch, Deutsche Bank, Mediobanca e JpMorgan. A loro andrebbe l'incarico di bookrunner del consorzio di garanzia. Molto dipenderà dal parere di Bankitalia sui "bond cashes", il prestito di 3 miliardi fatto ai soci tramite obbligazioni. Se saranno assimilati al capitale (noi siamo convinti che lo siano, spiega il numero uno di Unicredit Federico Ghizzoni), l'aumento di capitale sarebbe meno impattante: le normative europee impongono infatti un aumento di capitale tra l'1% e il 2,5% da attuarsi tra il 2016 e il 2019. Per Unicredit questo significherebbe una ricapitalizzazione tra i 5 e gli 8 miliardi. Se in questa cifra rientrassero però anche i cashes, l'operazione sarebbe molto più semplice. ©RIPRODUZIONE RISERVATA