Papandreou in bilico al voto di fiducia
di Annalisa D'Aprile wROMA Dopo la marcia indietro obbligata sul referendum che voleva chiedere ai cittadini di approvare o meno il piano di salvataggio della Grecia e con una maggioranza in bilico, il premier ellenico George Papandreou continua ad andare avanti: non si dimette (come alcuni deputati del suo stesso partito, il Pasok, lo hanno invitato a fare) e oggi si presenta in Parlamento per chiedere la fiducia al suo governo. La bordata del voto popolare che ha squassato i mercati finanziari e fatto infuriare la cancelliera tedesca Merkel e il premier francese Sarkozy, lascia la Grecia sull'orlo dell'abisso. La difficile giornata di Papandreou è passata ieri tra la convocazione d'emergenza dell'ennesimo consiglio dei ministri, ed una serie di frenetici colloqui con maggioranza e opposizione per trovare un'intesa con cui affrontare il voto di fiducia di oggi. Il primo a prendere le distanze dalla proposta del referendum è stato proprio il ministro delle Finanze Evangelos Venizelos. La Grecia deve dire chiaramente che non farà il referendum: il Paese ha bisogno della sesta tranche di aiuti prima del 15 dicembre ha detto Venizelos aggiungendo che il Parlamento deve approvare il piano Ue con una maggioranza allargata. Ma ieri era la tenuta della maggioranza a vacillare con l'annuncio del voto di sfiducia di almeno due deputati del Pasok. In un susseguirsi concitato di notizie, ad un certo punto sembra che il premier greco stia per dimettersi. L'ufficio di Papandreou smentisce. Poi, mentre il primo ministro cercava un accordo con Antonis Samaras, leader del principale partito d'opposizione Nuova Democrazia, che pare prendesse in considerazione la formazione di un governo di unità nazionale per guidare la Grecia fino alla conclusione del salvataggio europeo, da quattro membri del suo esecutivo è partita la richiesta di dimissioni. Intanto, da fonti di governo si è diffuso un nuovo allarme: la Grecia ha risorse finanziarie solo fino a metà del mese prossimo. Ma da Papandreou ilpasso indietro non arriva, piuttosto auspica la maggioranza in favore del piano, perché altrimenti l'uscita dall'euro e le elezioni anticipate significherebbero la catastrofe. In serata però, l'intesa con l'opposizione ancora non c'è e Samaras insiste a chiedere le dimissioni. ©RIPRODUZIONE RISERVATA