Cronaca di un furto annunciato. Ma cosa deve ancora accadere?

Eravamo in vacanza da appena un giorno, all'estero, per il ponte dei morti, quando una telefonata dei vicini ci informa che la nostra abitazione è appena stata svuotata dai ladri, i quali, dopo aver forzato imposte e finestre, si sono impossessati di ogni cosa di valore e hanno usato addirittura una mola da taglio per aprire la cassaforte. Le forze dell'ordine, ancorché tempestivamente allertate dai vicini, che coraggiosamente hanno tentato di far fuggire i predoni, sono giunte ma non in tempo per fermarli. I ladri sono riusciti a volatilizzarsi con l'intero bottino e con ogni cosa a noi cara, oltre che di valore. Decidiamo di rientrare in Italia immediatamente. Vengo poi a sapere che quella stessa sera a Certosa e dintorni è stata compiuta almeno un'altra decina di furti con le stesse modalità e senza che nessuno sia stato catturato. Credo, quindi, sia opportuna una riflessione. Appena 15 giorni prima era stata compiuta proprio ai danni dei miei vicini, e cioè di coloro che hanno chiamato per me il 113, una identica razzia. Al solito erano intervenuti i carabinieri, la scientifica ed erano partite le debite segnalazioni affinché si monitorasse meglio questa zona residenziale, dal momento che stava destando un evidente interesse dei malviventi. Ci si sarebbe, dunque, aspettato un maggior controllo del territorio, quantomeno rafforzato nelle ore serali ed a cavallo del ponte di Ognissanti. Invece no. Viene fuori da voci di operatori del settore che trattasi di bande organizzate, composte da persone dei paesi dell'est, pronte a tutto e che, come al solito, non ci sono mezzi e uomini a sufficienza da impiegare in questi servizi o, forse, non c'è sufficiente volontà. La stima incondizionata che ho nei confronti delle forze dell'ordine mi porta a riflettere sul fatto che, ad esempio, la caserma dei carabinieri di Certosa affronta eroicamente con lo stesso numero di militi, da anni, i crescenti problemi di sicurezza derivanti da uno sviluppo enorme della popolazione. Per quanto eroi, gli stessi non sono ancora in grado di produrre miracoli. Stesso discorso vale per tutte le caserme limitrofe, dove i residenti sono aumentati a dismisura con gli innumerevoli progetti di edilizia residenziale. Allora mi chiedo se deve accadere, come già in altri luoghi, qualcosa di tragico ed irrimediabile perché coloro che hanno il compito istituzionale di pianificare efficaci progetti di intervento in punto sicurezza (leggasi Prefettura e Procura della Repubblica) si determino a farlo, tenendo conto di quelle che sono le esigenze più concrete delle persone comuni. Ciò, invece, di preoccuparsi di stare al passo con oggettività che non appartengono al territorio pavese, se non in minima misura, tanto da sentir statuire, come accaduto recentemente in Pavia, che determinate realtà processuali, sono state causate da fatti giuridicamente inesistenti. Vorrei che questo divenisse tema di riflessione e critica per tutti coloro che, istituzionalmente e non, hanno a cuore una tranquilla convivenza sociale interrazziale. * avvocato