La Grecia si arrende all'ultimatum Salta il referendum
di Andrea Di Stefano wMILANO Il messaggio per la Grecia non poteva essere più lapidario: chi sceglie di abbandonare la moneta unica può farlo, ma è di fatto fuori dall'Unione Europea. E non si tratta di un ultimatum politico, perché al G-20 di Cannes i vertici istituzionali dell'Ue hanno stabilito uno spartiacque per certi versi storico: dal punto di vista strettamente giuridico l'uscita della Grecia dall'Unione è l'unica percorribile per tornare alla dracma. Al momento il trattato non prevede di poter uscire dall'euro senza uscire anche dall'Ue ha sottolineato ieri una portavoce della Commissione europea davanti al riemergere dell'ipotesi di uno sganciamento di Atene dalla moneta unica. Un segnale che ha probabilmente pesato sull'annuncio da Atene che l'ipotesi di referendum era rientrata dopo l'apertura di una crisi politica e un possibile governo di unità nazionale. La possibilità di rinunciare all'appartenenza all'Ue è stata introdotta dal trattato di Lisbona, entrato in vigore il primo dicembre del 2009 dopo una lunga e tormentata gestazione. Passata quasi inosservata, la clausola di uscita fissa la procedura che deve essere seguita per arrivare a non fare più parte dell'Unione. Oggi come oggi, secondo Paul de Grauwe, economista ed europeista di lungo corso, professore all'Università di Lovanio nonchè consigliere del presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso, non ci sono mezzi giuridici per uscire dall'euro se non cambiando il trattato, operazione che richiede l'unanimità dei 27 e tempi che non la rendono un'opzione realistica. Il trattato di Lisbona traccia invece il percorso per uscire dall'Ue: la Grecia potrebbe abbandonare la moneta unica, ma - avverte de Grauwe - in questo modo perderebbe anche tutta la struttura degli aiuti comunitari. Così la prima giornata del vertice è stata tutta all'insegna della vicenda greca. La cancelliera Angela Merkel ha detto a chiare lettere che quello che conta sono gli atti mentre Sarkozy nella conferenza stampa che ha concluso la prima giornata di lavori ha ribadito con fermezza: Il messaggio inviato alla classe politica greca ha facilitato una presa di coscienza che, se confermata, sarebbe salutata da tutto il mondo. Obama appena arrivato al G-20 ha ripreso il pressing sull'Europa senza tanti giri di parole: è ora che si passi con urgenza dalle parole ai fatti e si attui pienamente e in maniera decisa il piano anticrisi messo a punto una settimana fa a Bruxelles. Obama lo ha detto prima a Nicolas Sarkozy e ad Angela Merkel, poi direttamente al tavolo dei Grandi riuniti a Cannes. Avete fatto progressi molto importanti, ora vogliamo vedere i dettagli, ha incalzato il presidente statunitense. Se il capitolo referendum in Grecia per i Venti Grandi è chiuso, rimangono tutti i nodi della crisi economica. Nessun dettaglio tecnico sul fondo salva-Stati, oggetto di nuove riunioni con i paesi emergenti, ma una dichiarazione del presidente russo Medvedev ha lasciato intendere che si potrebbe arrivare ad un accordo: Entro le prossime ore i nostri sherpa faranno tutti i necessari aggiustamenti e prepareremo lo schema finale. Sulla tassa sulle transazioni finanziarie non c'è unanimità ma è tecnicamente possibile e finanziariamente indispensabile ed assolutamente essenziale da un punto di vista etico, ha detto Sarkozy, annunciando l'intenzione di creare un gruppo di Paesi che assumano l'iniziativa sul tema. Alcuni Paesi sono fortemente contrari in primis Usa e Inghilterra. Ciononostante - ha aggiunto - siamo molto contenti che la presidente del Brasile e quella dell'Argentina non abbiano obiezioni di principio. Accordo di massima anche perché il Fondo monetario internazionale abbia le risorse adeguate per svolgere le sue responsabilità sistemiche. ©RIPRODUZIONE RISERVATA