Rossella nelle mani di Al Qaeda
ROMA È viva ma nelle mani di Al Qaeda per il Maghreb islamico (Aqmi) Rossella Urru, la cooperante italiana rapita domenica scorsa insieme con due colleghi spagnoli in un campo profughi saharawi nel sud ovest dell'Algeria. A riferirlo è stato un mediatore che ha voluto mantenere l'anonimato precisando però di aver avuto la notizia proprio da un membro del braccio nordafricano di Al Qaeda. I tre ostaggi europei sono vivi. È uno dei rapitori, membro dell'Aqmi, che ci ha comunicato l'informazione, ha detto all'agenzia France Press il mediatore in un paese dell'Africa occidentale. Aqmi ha detto che più tardi comunicherà le sue rivendicazioni. Per il momento gli ostaggi sono vivi, ha aggiunto.Originaria della provincia di Oristano, Raffaella Urru, 29 anni, è rappresentante dell'ong Comitato Italiano Sviluppo dei Popoli (Cisp) e lavora da due anni nel campo profughi saharawi di Rabuni, nel sud ovest dell'Algeria. Con lei sono stati sequestrati Ainhoa Fernandez de Rincon, dell'Associazione amici del popolo saharawi, e Enric Gonyalons, dell'organizzazione spagnola Mundobat. Due giorni fa il direttore del Cisp, Paolo Dieci, e Sandro De Luca, coordinatore dei programmi in Africa della ong, erano partiti per l'Algeria. Urru, che è l'unica italiana che lavora nel campo profughi saharawi, è la seconda connazionale nelle mani dell'Aqmi. Il 2 febbraio scorso è stata infatti prelevata Maria Sandra Mariani, 53 anni, una turista fiorentina che si trovava nel sud dell'Algeria.