«Con le nuove norme aumentano i disoccupati»

di Paolo Carletti wROMA Se una normativa che rendesse più semplici i licenziamenti fosse stata applicata durante gli anni della crisi economica, il tasso di disoccupazione in Italia sarebbe salito all'11,1%, anziché essere all'attuale 8,2%. E' questa l'impietosa simulazione fatta dalla Cgia di Mestre (l'associazione degli artigiani) che ha ipotizzato di applicare le disposizioni previste dal provvedimento sui licenziamenti per motivi economici a quanto avvenuto dal 2009 a oggi, utilizzando il parametro della cassa integrazione a zero ore, che con le nuove norme scatterebbe solo a licenziamento avvenuto. Un'analisi che ha provocato la reazione del ministro del Lavoro Sacconi: L'ipotesi della Cgia è priva di fondamento – dice – anzi le simulazioni effettuate a livello internazionale sulla maggiore flessibilità in uscita danno più occupazione. Secondo Sacconi, ciò che l'Ue chiede all'Italia è una combinazione di maggiore flessibilità nella risoluzione dei rapporti di lavoro e di maggiore protezione del lavoratore con il consolidamento degli ammortizzatori sociali. Ma la replica del ministro non convince. Il segretario della Cisl Bonanni: Liberi tutti di licenziare chi si vuole, è chiaro che aumenta il numero di disoccupati. Se il ministro del Lavoro vuol discutere di misure sul mercato del lavoro positive noi discutiamo, ma se annuncia che si parla anche di licenziamenti noi gli diciamo: si può anche risparmiare la riunione, noi discutiamo solo di lavoro. E Susanna Camusso segretario generale della Cgil, sintetizza: Non vedo ragioni oscure che spingano il governo ad agire in questo modo se non quelle che noi pensiamo da tempo: la volontà di distruggere i diritti e lo statuto dei lavoratori. Attacchi a Sacconi anche dal Pd, Idv e Fli. Fabrizio Cicchitto (Pdl) prova a difendere il ministro, parlando di critiche pretestuose determinate da pure ragioni ideologiche. E Fini intervenendo al primo congresso regionale della Toscana del partito attacca: Se si tende solo a favorire la possibilità di licenziare corriamo il rischio di moltiplicare la disoccupazione. E mentre il centrodestra studia misure dure contro i lavoratori, la Confcommercio pubblica un report sui costi della politica, e calcola in 9 miliardi l'anno e 350 euro a famiglia il costo della politica (nazionale e decentrata). Applicando anche ai circa 154mila rappresentanti politici dei vari organi collegiali nazionali e locali l'ipotesi della riduzione di poco più di un terzo del numero dei parlamentari, si avrebbe un risparmio di oltre 3,3 miliardi l'anno. Sufficienti per una riduzione di circa 8 decimi di punto della prima aliquota Irpef a beneficio di oltre 30 milioni di contribuenti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA