Carapelli, viaggio di notte per lavorare
di Roberto Lodigiani wVOGHERA Alla Carapelli anche Giuseppe, il custode, prepara il suo fagotto. Tempo sei-otto mesi e lo stabilimento di via Amendola verrà smantellato e i lavoratori (non tutti e settantadue, però, perchè l'azienda ha denunciato 15 esuberi) trasferiti armi e bagagli ad Inveruno. Da Voghera, cento chilometri all'andata, cento al ritorno: in minibus fra nebbia, ghiaccio, traffico sulle tangenziali milanesi un viaggio quotidiano di tre ore, con il turno del mattino che per gli operai comincia alle cinque e mezza e finisce all'una, quello pomeridiano-serale alle 20,30. Tutto questo per avere in media in busta paga 1.200-1.300 euro. Io il pendolare l'ho già fatto, da Milano a Voghera per venire a lavorare all'oleficio – lamenta Fabio Ghezzi – So cosa significa prendere il treno alle sei del mattino tutti i giorni. Ma qui si parla di un trasferimento in auto, anzi in minibus dove chi guida ha in mano le vite degli altri senza la comodità del treno. Fare il turno al mattino significherà dover partire prima delle quattro. Fabio ha moglie, casalinga per forza, e due bimbi di 5 e 9 anni. Un solo stipendio in famiglia. Io e mia moglie ci siamo guardati in faccia, abbiamo capito di trovarci a un bivio fra un futuro con la vita falsata, senza più rapporti sociali, e un lavoro comunque garantito. Edoardo Castelli è stato assunto all'oleificio nel 1998. Ha un figlio piccolo e un altro in arrivo, il mutuo della casa da pagare ogni mese. Sarà un grande sacrificio, dovrò svegliarmi nel cuore della notte per raggiungere il posto di lavoro, trascurando la famiglia, ma purtroppo non ho alternative. Un impiego sicuro al giorno d'oggi è una conquista preziosa, anche se con un viaggio così lungo non potremo più fare neanche gli straordinari e la busta paga sarà più leggera. Un impiegato accanto a lui se la prende con i parlamentari pavesi: I consiglieri regionali qualcosa stanno facendo, ma loro non hanno mosso un dito. Eppure, visto che la proprietà è spagnola (il gruppo Oleo), forse solo attivando certi canali a Roma si poteva tentare di salvare Voghera. A taccuino chiuso, salta fuori che in via Amendola ci si aspettava il peggio fin da quando la Oleo ha comprato Inveruno e che Voghera, nell'ottica della ristrutturazione aziendale, è stata sacrificata perchè il personale qui è più flessibile. Noi non ci siamo mai tirati indietro, neppure quando ci hanno chiesto di lavorare la notte – sussurra un operaio – in fondo sapevano che qui potevano tirare la corda del trasferimento, a Inveruno no. E fra i tre stabilimenti italiani (il terzo è a Tavernelle, in Toscana) hanno deciso di sacrificare questo. Malgrado i conti in ordine e la storia pluridecennale di una fabbrica che prima produceva mostarda, che si è chiamata Agricola Alimentare e Minerva Oli. Le sei linee produttive, dalle quali escono le confezioni di olio Carapelli, Bertolli e Sasso, verranno progressivamente smontate (tranne una) e spostate nell'hinterland milanese. Operazione che l'azienda intende ultimare entro l'estate 2012. ©RIPRODUZIONE RISERVATA