Centinaia sotto le macerie e la terra continua a tremare

ANKARA Mentre la terra continua a tremare, si aggrava di ora in ora il bilancio del violento terremoto di magnitudo 7.2 che ha colpito domenica il sud-est della Turchia: nel tardo pomeriggio di ieri il vice premier Besir Atalay parlava di almeno 279 morti. I feriti sono migliaia. Nella provincia rientale di Van erano all'opera centiania di soccorritori, che scavavano tra le macerie per cercare di salvare altri dispersi. Il premier Recep Tayyip Erdogan, che ha visitato ieri mattina presto i luoghi colpiti dal sisma, ha affermato che il bilancio delle vittime è certamente destinato a salire e ha descritto una situazione gravissima soprattutto a Ercis, località di circa 100 mila abitanti, in cui 55 palazzi residenziali sono crollati. In tanti villaggi, quasi tutte le case sono crollate, ha detto Erdogan. Gli edifici distrutti sono numerosi e i danni non sono stati ancora identificati nel dettaglio. Tra le strutture colpite si contano l'università che è parzialmente crollata, le prigioni, dalle quali i detenuti scampati sono tutti fuggiti, un ospedale, oltre a numerosi altri edifici di ogni genere, privati e pubblici, fortemente danneggiati o parzialmente distrutti. E sono ancora centinaia le persone intrappolate sotto le macerie del terremoto più devastante che abbia conosciuto il paese dal 1999, quando morirono oltre 20mila persone. A Van rieiede una famiglia di italiani originari di Firenze: stanno tutti bene ma hanno perso la casa, un appartamento al quinto piano di un palazzo che è inagibile. Hanno trascorso la notte in auto nonostante le temperature molto rigide (nella zona in questi giorni ha già nevicato). Ci siamo messi a disposizione, ma aspettiamo una richiesta ufficiale ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini. Come l'Italia decine di altri Paesi hanno offerto il loro aiuto ma la Turchia lo ha rifiutato e non avrebbe ancora avanzato nessuna richiesta per ricevere assistenza internazionale.