UN PAESE SOTTO TUTELA
di LUIGI VICINANZA Non si vive, anzi non si sopravvive solo di tagli. Senza un piano per la crescita economica rischiano di rivelarsi inutili i sacrifici imposti agli italiani dalla contorta manovra estiva. Ancora una volta viene raccontata dall'Europa una verità sotto gli occhi di chiunque voglia vedere. Urge un'azione più ambiziosa per rilanciare l'Italia. E' toccato ieri ad Amadeu Altafaj, portavoce del commissario Ue agli affari economici Olli Rehn, dire ciò che sindacati, Confindustria, opposizioni parlamentari e indignados avrebbero voluto ascoltare da tempo dal governo. Persino il Foglio di Giuliano Ferrara ieri pubblicava un appello a Berlusconi affinché si decidesse finalmente a dare una potente frustata all'economia, perché di sola austerity – scrive il giornale dell'intellighenzia di centrodestra – sono lastricate le vie che portano al rigor mortis di un intero tessuto produttivo. Neppure ventiquattro ore dopo la faticosa quanto saggia nomina di Ignazio Visco a governatore della Banca d'Italia, riparte la girandola dei provvedimenti anti-crisi. L'Europa continua a tenerci sotto osservazione. Il portavoce del commissario europeo sottolinea la correttezza della manovra governativa in quanto permette all'Italia di conseguire il pareggio di bilancio nel 2013. Almeno questo obiettivo sembra a portata di mano. Ma è saltato il consiglio dei ministri che avrebbe dovuto discutere e approvare il pacchetto per lo sviluppo. Se ne parla la settimana prossima, forse. Mancano i soldi ma soprattutto le idee per dare la scossa che Berlusconi a gennaio aveva promesso invano. Di nuovo, dunque, scatta il tutoraggio altrui. In agosto sono stati Trichet e Draghi, con la ormai celebre lettera, a indicare la politica dei tagli. Ora è l'Unione europea a chiedere sviluppo. E, sia pure con toni diversi, i giovani imprenditori di Confindustria hanno sfiduciato sia maggioranza che opposizione non invitando nessun esponente politico nel loro annuale convegno di Capri: Abbiamo bisogno di leader che sappiano spiegare, convincere e agire: l'unica prova concreta della leadership è la capacità di guidare ha scandito il loro presidente, Jacopo Morelli. L'Italia sta affondando, sotto gli occhi stupefatti dei suoi abitanti, come Roma giovedì sotto un nubifragio. La capitale specchio fedele della nazione. Il governo galleggia ma non governa. Le opposizioni protestano ma non sono in grado di creare un progetto alternativo. Non si spiega altrimenti perché, al culmine delle difficoltà dell'era berlusconiana, il principale partito del centrosinistra, il Pd, non si schiodi nei sondaggi da un poco gratificante 26 per cento. Non è un caso che la credibilità internazionale dell'Italia sia garantita quasi esclusivamente dal Quirinale. Forte della sua autorevolezza, Giorgio Napolitano sta riuscendo a tenere insieme i pezzi della macchina istituzionale. Si è visto con quanta discrezione e saggezza abbia gestito la nomina in Bankitalia. Stefano Folli, sul Sole 24 Ore ha parlato di diarchia Quirinale-Palazzo Chigi per giungere a una scelta condivisa. Di nuovo una forma di tutoraggio lì dove Berlusconi, Tremonti e Bossi hanno pasticciato esponendo persone di livello al rischio di brutte figure. Non era necessario. Ma sorge spontanea la domanda: fino a quando durerà la notte della politica italiana? l.vicinanza@finegil.it ©RIPRODUZIONE RISERVATA