Saviano, seconda bocciatura
PAVIA Una votazione (e una prima bocciatura) non erano bastate. Ci sono volute una seconda votazione (e un'altra bocciatura). Ma ora è ufficiale: Roberto Saviano non avrà la cittadinanza onoraria pavese. La decisione definitiva l'ha presa il consiglio comunale l'altra sera, bocciando la proposta dei consiglieri di minoranza. Non sono bastati infatti i 16 voti favorevoli del centrosinistra e di Niccolò Fraschini (Futuro e libertà). La maggioranza si è compattata, e tutti i 22 consiglieri presenti (Pdl, Lega, Udc e Rinnovare Pavia) hanno votato contro. Hanno applicato il criterio della falange macedone, ironizza Antonio Sacchi, capogruppo di Democrazia e solidarietà. Ma sulla cittadinanza onoraria all'autore di "Gomorra" il Consiglio si era già espresso nel giugno scorso, bocciando anche allora la proposta dell'opposizione. Perché si è dovuto votare una seconda volta? I regolamenti comunali prevedono che per concedere la cittadinanza onoraria ci voglia una maggioranza dei due terzi – spiega Fabio Castagna, consigliere del Partito democratico –. La volta scorsa alcuni consiglieri del Pdl si erano astenuti, e così non era stato raggiunto il numero legale necessario affinchè la votazione fosse valida. Tra quegli astenuti c'era anche Alessandro Cattaneo. Giovedì sera però anche il sindaco di Pavia ha votato contro la cittadinanza a Saviano. Non ci sono pregiudiziali, ma Saviano non ha legami con Pavia tali da giustificare la cittadinanza onoraria – commenta Cattaneo –. L'opposizione ha strumentalizzato la vicenda per far emergere una contrapposizione tra buoni e cattivi che non esiste. Durante il consiglio comunale l'opposizione ha ricordato anche l'ottobre del 2010, quando l'autore di "Gomorra" arrivò per la prima volta a Pavia per partecipare a "Mafie, legalità e istituzioni": allora il sindaco aveva evitato la fila pur di stringere la mano a Saviano. Giovedì sera invece i rappresentanti di Pdl e Lega Nord hanno detto che Saviano è indegno di rappresentare tutti i pavesi perché i suoi interventi sono di parte, raccontano dal gruppo Democrazia e solidarietà. Gabriele Conta