Asilo degli abusi, 18 famiglie ammesse al risarcimento
di Maria Fiore wPAVIA Le famiglie dei bimbi dell'asilo nido Primi passi di Casarile hanno il diritto di chiedere il risarcimento per i danni subiti dai propri figli. Il giudice Erminio Rizzi, nell'udienza di ieri mattina per il processo che vede imputate per maltrattamenti le maestre della struttura Roberta Bonizzoni, 33 anni, ed Elena Pistillo, 34, ha ammesso la costituzione di parte civile per 18 famiglie. I genitori, attraverso gli avvocati Silvana Cantoro, Fabio Zavatarelli, Fabio Giarda e Franco Massimo Bambagioni, hanno chiesto finora un maxi-risarcimento che si aggira intorno al milione e 600mila euro. Il giudice, tuttavia, non ha accolto la richiesta, avanzata dagli stessi legali, di un sequestro conservativo dei beni mobili e immobili delle imputate. In ogni caso una delle imputate ha già venduto la propria casa, lo scorso 20 settembre. Le due maestre, che ieri non si sono presentate nell'aula di Tribunale al secondo piano, hanno però offerto, attraverso i propri avvocati Emanuele De Paola (che difende Bonizzoni) e Alessandra Fusetti (difensore di Pistillo), una cifra di 50mila euro, suddivisa tra loro due, a garanzia della richiesta di risarcimento. Una cifra del tutto inadeguata alle legittime istanze delle famiglie – commenta l'avvocato di parte civile Fabio Zavatarelli –. La decisione del giudice di non accogliere la richiesta di sequestro conservativo ci lascia molto perplessi. Valuteremo cosa fare affinché i genitori possano ottenere giustizia. Non è stata l'unica istanza a cui il giudice ha detto no. Rizzi ha respinto anche quella avanzata dal difensore di Pistillo, che aveva chiesto di poter sottoporre la sua assistita a una perizia psichiatrica, per valutare la capacità di intendere e di volere dell'imputata. In altre parole si chiedeva una consulenza che avrebbe dovuto dire se la Pistillo è imputabile oppure no. Ma il gup ha annullato questa possibilità. Sono state invece ammesse nel processo, già alla precedente udienza, le perizie mediche e psicologiche sui bambini, che sarebbero stati al centro di violenze fisiche ma soprattutto psicologiche da parte delle due educatrici, che rischiano per l'accusa di maltrattamenti fino a 5 anni di carcere, senza considerare il calcolo delle attenuanti e delle aggravanti. Contro di loro ci sarebbero le immagini catturate dalle telecamere che erano state nascoste per 21 giorni dai carabinieri di Binasco all'interno della struttura di via Leonardo Da Vinci (che era stata chiusa e poi dissequestrata). Immagini che racconterebbero di bambini chiusi in stanzini bui per punizione, costretti a mangiare il proprio vomito, messi sotto getti di acqua se facevano i capricci. Un fotogramma mostra una bimba di appena due anni trascinata per terra con una sciarpa legata al collo a mo' di guinzaglio. Filmati che avevano fatto esplodere la rabbia delle famiglie. Il processo è stato aggiornato al 17 novembre, sempre in Tribunale a Pavia: il quella data il pubblico ministero Roberto Valli, che aveva coordinato le indagini e chiesto il giudizio immediato per le imputate, farà la sua requisitoria, che si concluderà con la richiesta di pena. Nella stessa udienza formuleranno le proprie richieste gli avvocati delle famiglie dei bambini. Alla domanda del legale Silvana Cantoro, che rappresenta otto famiglie e aveva già inoltrato una richiesta di danni di 200mila euro a bambino (che moltiplicato per otto fa appunto un milione e 600mila euro), potrebbero aggiungersi le istanze di risarcimento degli altri avvocati. La sentenza del processo con rito abbreviato è attesa per il 24 novembre, dopo l'arringa degli avvocati della difesa. ©RIPRODUZIONE RISERVATA