«Con il mio Rameau metto in scena l'uomo senza qualità»
"Il Nipote di Rameau" (durata un'ora circa) di e con Silvio Orlando, Amerigo Fontani e Maria Laura Rondanini, è prodotto dalla Cardellino srl, con musiche del clavicembalista Simone Gullì, scene curate da Giancarlo Basili e costumi di Giovanna Buzzi. I biglietti per lo spettacolo hanno un costo (intero) di 30 euro (settore 1, platea fila 1-fila 14), 28 euro (settore 2, platea fila 4-fila 12 e fila 15-fila 22), 25 euro (settore 3, poltrone palchi laterali), 23 euro (settore 4, sgabelli palchi laterali), 15 euro (settore 5, posti a sedere non numerati), 7 euro (settore 6, posti in piedi non numerati) e si acquistano in biglietteria (in C.so Strada Nuova 136), dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle 19 o un'ora prima di ogni spettacolo. Sono anche possibili l'acquisto online tramite il sito www.teatrofraschini.org, o i call center Vivaticket (899.666.805) e Pronto PagineGialle (89.24.24). Solo online si possono acquistare i biglietti last-minute, in vendita il giorno dello spettacolo (tranne la domenica), dalle 17 fino a un'ora prima dell'inizio. La riduzione spetta a giovani fino ai 25 anni, anziani over 65, invalidi e militari. Informazioni al numero 0382-371214. PAVIA La stagione di prosa del Teatro Fraschini apre oggi alle 21 con "Il nipote di Rameau" di Denis Diderot (repliche sabato alle 21 e domenica alle 16), adattamento teatrale di Silvio Orlando (che ne è anche il regista) e Edoardo Erba. Protagonisti sono Silvio Orlando e Amerigo Fontani, che portano in scena il dialogo serrato tra l'autore, il filosofo Diderot (Fontani), e Jean-François Rameau (Orlando), nipote di Jean-Philippe Rameau (1683-1764), eccellente compositore musicale, organista ed autore drammatico. Nella conversazione - nel tardo pomeriggio di un giorno tra il 1761 e il 1777, al Café de la Régence di Parigi - il nipote di Rameau si presenta al filosofo come un adulatore dei potenti e non fa mistero della propria amoralità: è lui che impartisce lezioni di pianoforte senza saperlo veramente suonare e sempre lui cerca di educare il figlio alla conquista del denaro e del profitto. Il dialogo diventa il pretesto per parlare di musica, dello zio (geniale musicista ma avaro e pessimo in famiglia), e dell'ambiente intorno al teatro, fatto di donne mantenute da ricchi spregiudicati. Via via, lo spettacolo acquisisce la fisionomia di una pièce satirica sulla società parigina dell'epoca, poco virtuosa, ma senza nessuna condanna morale da parte di Diderot. Come si rende attuale un testo che parla di etica ed estetica, scritto all'epoca dei lumi, lo spiega Silvio Orlando. "Il Nipote di Rameau" manca dai teatri italiani dagli anni Novanta, eppure è una delle opere più brillanti del Settecento francese. Come mai è stata così poco utilizzata? Non essendo un testo nato per il teatro, richiede un adattamento teatrale, quindi uno sforzo in più. Adattare un testo adatto per il teatro è un lavoro di equilibrio fra giusti elementi che porta via tempo ed energie. Ed è sempre una scommessa. Io e Edoardo Erba ci siamo sobbarcati lo sforzo e alla fine siamo riusciti a trarne un vero e proprio spettacolo di prosa, con tre attori (io, Amerigo Fontani e Maria Laura Rondanini) e un musicista che riveste un ruolo fondamentale, visto che nello spettacolo molto si parla di musica. C'è anche una componente di distrazione, io stesso avevo accantonato "Il Nipote di Rameau", testo poco noto al grande pubblico, poi è arrivata l'ispirazione. Perchè proprio "Il Nipote di Rameau"? Due anni fa mi capitò di leggere un editoriale di Eugenio Scalfari intitolato "Il mondo degli uomini senza qualità", in cui il giornalista parlava di "Le Neveu de Rameau" come del "dialogo più bello, più intenso e pieno di significati che vanno al di là dell'epoca in cui fu scritto" sostenendo che il tipo umano-disumano delineato da Diderot sta diventando al giorno d'oggi sempre più numeroso, "un settore della società in crescita esponenziale, in cui l'uomo che spadroneggia, servile e pragmatico, diventa moltitudine, con qualche picco rappresentativo nella classe dirigente, ma anche nei ceti sottostanti". Bisognerebbe chiedersi il perché. La domanda mi ha ispirato. Nel dialogo tra Diderot e il nipote di Rameau si scontrano due visioni del mondo molto diverse, quali sono? All'apparenza la differenza è scontata: da una parte l'uomo retto (il filosofo) e dall'altra quello amorale, ma ad un certo punto avviene una scissione di Diderot stesso e la figura del nipote di Rameau diventa un alter-ego del filosofo. Nemico del dogma assoluto e propenso a considerare l'individuo come essere libero di scegliere il proprio comportamento - anche quello scellerato, di cui il Nipote di Rameau è esempio – Diderot lascia trapelare la paura di intellettuale di non essere poi così lontano dalla corruzione e si domanda se la sua libertà di pensiero non sia condizionata. In un certo senso riabilita il nipote, additandolo come l'innocente che ha perso ogni cognizione morale e ha cancellato il bene e il male dal proprio orizzonte mentale. E' una pièce che oscilla tra il comico e il tragico. Se guardiamo al nipote di Rameau come ad un figlio della società corrotta emerge il lato tragico della vicenda. Quando Diderot gli domanda come sia possibile che una persona con un tatto così fine, con una tale sensibilità per le bellezze dell'arte musicale, possa essere così ceca riguardo alle belle cose della morale e così insensibile al fascino della virtù, il Nipote di Rameau risponde: "Il fatto è che ho sempre vissuto con grandi musicisti e gente malvagia e così il mio orecchio è diventato molto fine, e il mio cuore è diventato sordo. Cosa c'è di Silvio Orlando attore nel Nipote di Rameau? Credo che chiunque si ponga la domanda che si pone Diderot: ho le carte in regola io? Quello che ho fatto fin'ora, dove sono arrivato, l'ho fatto senza violare nessuna regola o calpestare gli altri? Lavorando al testo ho ragionato sulla domanda e mi sono messo in discussione. Dopo il Nipote di Rameau che progetti ha? Con mia moglie (Maria Laura Rondanini, ndr), ho fondato questa piccola casa di produzione, la Cardellino srl e mi piacerebbe rendere onore alla scuola napoletana barocca, ai grandi come Pergolesi e Scarlatti, che tanto hanno dato alla musica italiana ed europea. Marta Pizzocaro