«Erika succube della droga Avrei potuto salvarla»

E' la sera del 21 febbraio 2001: nel quartiere Lodolino di Novi Ligure, Susy De Nardo, 41 anni, e suo figlio Gianluca, di 11, vengono massacrati con decine di coltellate (97 in tutto). A ucciderli, si scoprira' il giorno dopo, sono stati la figlia e sorella Erika, allora sedicenne (nella foto in un'immagine recente), e il 'fidanzatino' Omar Favaro, di 17 anni. Lei viene rinchiusa al Beccaria di Milano, lui al Ferrante Aporti di Torino. Il 14 dicembre 2001 il Tribunale dei minori condanna la'coppia diabolica: Erika a sedici anni, Omar a 14. Il 30 maggio 2002 la Corte d'Appello conferma le condanne. Dopo la sentenza Erika e Omar scoppiano a piangere. La Cassazione renderà definitive le sentenze. Il 3 marzo 2010 Omar, all'eta' di 27 anni, lascia il carcere di Quarto d'Asti. Una liberta' anticipata grazie indulto e buona condotta. Erika sarà libera il 5 dicembre. di Fabrizio Merli w SALICE TERME Continuo a vivere nella stessa villetta, come se fossero ancora tutti con me. Così, Francesco De Nardo confidò a don Valentino Culacciati, 77 anni, nato a Ponte Nizza, per una vita parroco a Novi Ligure e oggi titolare della parrocchia di Cristo Re a Salice Terme. Il sacerdote ha seguito, da amico e confidente, la vicenda del massacro compiuto da Erika e Omar, uno dei capitoli più sconvolgenti della cronaca nera italiana. Don Valentino, come conobbe la famiglia de Nardo? Ero parroco alla Pieve di Novi Ligure. Quando la famiglia De Nardo si trasferì nella villetta, vennero a presentarsi. Nacque un legame di amicizia. Il piccolo Gianluca frequentava le scuole e l'oratorio. La sorella, Erika, invece rimase legata alla parrocchia di San Pietro, quella del quartiere dal quale si erano trasferiti. Come erano i De Nardo? Una famiglia estremamente religiosa. Ogni domenica erano a messa. Erika, ripeto, non frequentava la nostra parrocchia, ma i genitori dicevano di essere molto soddisfatti di lei e dei risultati che conseguiva a scuola. Si fidavano, lei si faceva carico del fratellino quando loro andavano in montagna. Era giudiziosa. Lei è stato tra i primi a raccogliere lo sfogo di Francesco De Nardo. Cosa le disse? Disse che se non avesse avuto la fede gli sarebbero rimaste solo due alternative: togliersi la vita o impazzire. Io gli risposi che, come cristiani, abbiamo il dovere di salvare tutti. A maggior ragione i nostri famigliari. Molti si chiedono come abbia potuto il signor De Nardo continuare a vivere nella stessa casa del massacro. Lui mi spiegò che in quella casa aveva tutti i suoi ricordi. E che rimanendo tra quelle mura sarebbe stato un po' come se la sua famiglia continuasse a vivere. Erika tornerà in libertà il 5 dicembre. Secondo lei ha fatto i conti con il suo passato? A quanto ne so ha rimosso quanto è accaduto. È come se, da un punto di vista psicologico, quei fatti non si fossero verificati. Già dai primi giorni venne affidata a don Mazzi. Credo che il padre voglia portarla sulla tomba della signora Susy e del piccolo Gianluca. Chissà.... Nessuno si rese mai conto di quanto stava accadendo nella mente di Erika? Il delitto avvenne il 21 febbraio. Sette giorni prima, il 14, io ero nella tavernetta di casa De Nardo. Festeggiavamo il mio onomastico, erano tutti felici. Della droga, dei legami con il "gruppo della stazione" si è saputo dopo. Pensi che all'epoca, avevo istituito un gruppo anti-droga. Giovani che andavano sulla strada ad aiutare chi era nei guai. Tanti ne abbiamo salvati, alcuni li abbiamo persi. Se avessi saputo che anche Erika aveva quel problema, magari l'avrei potuta aiutare. Lei è sacerdote da 50 anni. Ha mai assistito a una manifestazione del male così clamorosa? No. Conflitti tra genitori e figli ne avevo visti tanti. Ma tutti gli altri si erano risolti. Da uomo di chiesa, parlerebbe del demonio in questo caso? Da un punto di vista psicologico no. Da un punto di vista religioso, certamente. A volte il demonio infierisce sui più buoni proprio per dimostrare la sua potenza e la nostra debolezza di esseri umani. Non dobbiamo dimenticarcene.