Sviluppo a costo zero decreto ancora rinviato
di Vindice Lecis wROMA Berlusconi l'aveva detto: Ci inventeremo qualcosa. Ma il decreto sviluppo, sollecitato dal Quirinale e atteso dalle forze sociali è stato rinviato ancora una volta. Di una settimana. Ieri mattina dal vertice di Palazzo Chigi tra Berlusconi, Tremonti e Bossi non è emerso nulla di concreto. La riunione è proseguita in serata con la partecipazione di Letta e dei ministri Calderoli, Brunetta, Matteoli e Romani. Ma senza Tremonti. Sul contenuto del decreto o dei singoli provvedimenti, a parte le indiscrezioni e le varie bozze in circolazione, le incertezze sono tante, come ammette il ministro del Welfare Sacconi: Stiamo valutando più misure di carattere diverso: adesso vedremo con che tempi e modi possono essere organizzate. La pressione sul governo esercitata dal Quirinale - che non ha mancato di sollecitare iniziative sulla crescita e alla coesione sociale - e dalle forze sociali non sono risultate gradite. Troppa enfasi sul decreto - ha detto ancora Sacconi - Ribadisco che la crescita non si fa per decreto: è finito il tempo in cui la spesa pubblica poteva essere utilizzata smodatamente. Stiamo lavorando, ha ammesso il ministro Romani (reduce da un duro braccio di ferro con Tremonti). Il decreto sviluppo è comunque ostacolato dal contrasto interno, ma sembra prendere le forme di un provvedimento di piccole misure e a costo zero. E' la linea Tremonti, contestata anche dal sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto: Ho l'impressione che Tremonti sia l'unico italiano che non lo voglia, gli sento sempre dire no a tutto. Le misure allo studio prevedono provvedimenti di semplificazioni e alcuni circoscritti interventi per le aree industriali (programmi speciali d'area). Tra le semplificazioni oltre alle pagelle on line dal 2013 e i certificati scolastici in formato elettronico, figura il biglietto elettronico per bus e metropolitana e la registrazione telematica alberghiera degli utenti. Sul fronte liberalizzazioni c'è quella della produzione e del commercio della margarina con l'abrogazione di una serie di norme che vincolano questa attività. Tra le varie norme figura la polizza anticalamità, la liberalizzazione delle agenzie d'affari, la scomparsa dell'albo per le professioni del commercio all'ingrosso di carni e verdure. Certo non provvedimenti tali da dare una scossa all'economia. Servono grandi riforme, ma per ora niente, ha commentato Emma Marcegaglia che si riserva di dare un giudizio compiuto quando vedrà il decreto. Non ha dubbi invece Gianfranco Fini secondo il quale il problema non è fare uno o più provvedimenti, il problema è che il governo non ha fatto nulla per lo sviluppo e la crescita e c'è incertezza anche per il futuro. L'ex ministro del Pd, Cresare Damiano ha chiesto al governo se, anziché dilettarsi a cambiare inutilmente l'articolo 41 della Costituzione cancellando la nozione di utilità sociale dell'impresa intende occuparsi dei temi che stanno a cuore del paese reale, primo fra tutti quello dello sviluppo. E sempre un deputato del Pd, Laura Garavini ha commentato che il governo sta cercando di attuare l'idea del ministro Brunetta di abolire la presentazione del certificato antimafia, insieme all'identificazione dei mezzi e degli autisti utilizzati nei cantieri. ©RIPRODUZIONE RISERVATA