"Er pelliccia": pentito ma non black bloc
di Natalia Andreani wROMA La foto che lo ritraeva a torso nudo, impegnato nel lancio di un estintore verso le forze di polizia, aveva fatto il giro del mondo, diventando quasi il simbolo della follia black bloc andata in scena sabato a Roma. Ma lunedì sera, quando ha trovato gli agenti della Digos ad aspettarlo sotto casa, er pelliccia, all 'anagrafe Fabrizio Filippi, non ha alzato il dito medio. Il duro della piazza si è detto subito pentito sciogliendosi in mille giustificazioni sotto gli occhi allibiti dei genitori, impiegati benestanti della provincia di Viterbo che sabato lo credevano all'università. E che mai, dicono ora, avrebbero potuto immaginare di vivere un simile incubo. Il giovane fermato dagli agenti diretti da Lamberto Giannini ha 24 anni, qualche precedente per detenzione di droga e nessuna idea politica, anche se il corteo di sabato non era il primo e a Bassano Romano, il paese del Viterbese dove abita la famiglia, c'è qualcuno che lo definisce una testa calda . Lo hanno identificato grazie ai filmati degli scontri e in particolare dalla scritta in inglese tatuata su un fianco e ben visibile nelle immagini. Inoltre ci sarebbe stato il riconoscimento diretto di un poliziotto che si trovava sulla linea di tiro dell'estintore. Sono pentito ma non sono un black bloc. Probabilmente mi sono lasciato trascinare dagli avvenimenti, ha detto il ragazzo che prima aveva tentato di giustificarsi sostenendo di avere imbracciato l'estintore per spegnere un incendio. Il padre, impiegato di banca, è rimasto sconvolto seppure pronto a giurare che il figlio non farebbe male neanche a una mosca. Pensavamo che stesse all'Università (è iscritto al primo anno di psicologia all'ateneo privato Marconi, ndr). Mi dispiace. E' un momento troppo pesante per noi. Non stiamo bene, anzi siamo distrutti, ha detto ieri il padre Roberto, in attesa dell'interrogatorio. Campanelli di allarme, secondo i familiari, non ce n'erano stati. Su Facebook, però, Fabrizio cita Hitler, si ispira a Pietro Pacciani e si dichiara in guerra con qualcuno, ma non so con chi. Dice di amare il tennis e di sentirsi uno straniero in patria, un emarginato con tanto odio per lo Stato. Politica invece zero, giurano ancora in famiglia dove il fratello maggiore Giuseppe si era candidato, nel 2006, in una lista civica che sosteneva il Sel. Nemmeno le amiche lo descrivono come un estremista, ma come uno cui piaceva frequentare le chat e i rave party. Un ragazzo in apparenza normale, amante dello sballo, degli amici e della musica, con un lato del carattere addirittura romantico e passionale. Uno sfigato replicano dal web le migliaia di persone che ieri l'hanno deriso e sbeffeggiato sui social network al grido di vogliamo er pelliccia in una gabbia dello zoo. Er pelliccia, ora, è a disposizione del magistrato che chiederà la convalida del fermo e la conferma della custodia cautelare in carcere. Oggi, intanto, a Regina Coeli davanti al gip Elvira Tamburelli si terranno gli interrogatori di garanzia dei primi dodici arrestati per le devastazioni di sabato. Tutti sono accusati di resistenza pluriaggravata a pubblico ufficiale. Nel frattempo continuano le indagini per arrivare all'identificazione di altri teppisti. La Digos sta visionando migliaia di immagini e anche ieri ci sono state perquisizioni e controlli in diverse città della penisola. L'attenzione degli investigatori si starebbe concentrando sul gruppo di violenti, circa una cinquantina, che ha assaltato e dato alle fiamme il blindato dei carabinieri in piazza San Giovanni, a pochi metri dal sagrato della basilica. Un episodio immortalato per intero da moltissime telecamere. ©RIPRODUZIONE RISERVATA