Ponte della Becca Wwf e Università bocciano gli scavi

di Giovanni Scarpa wLINAROLO Scavi sì, scavi no. Progetti, idee, soluzioni per evitare il peggio al Ponte della Becca. Venerdì mattina la prefettura ha convocato tutti gli enti interessati per fare il punto sulla situazione alla confluenza fra Po e Ticino. Ci saranno proprio tutti: dai Comuni rivieraschi, a partire naturalmente dal Linarolo, all'Aipo fino a Provincia e Regione. Tutti insieme per capire, una volta per tutte, cosa è necessario fare per mettere in sicurezza non solo il ponte ma anche il fiume stesso in quel delicato punto. Come sempre, le ricette sono le più disparate. Alla richiesta del sindaco di Linarolo, Pietro Scudellari, di fare presto a rimuovere l'enorma sabbione che si è formato proprio sotto il Ponte della Becca, rispondono ora Wwf e Università di Pavia. Categorico è il giudizio di Gilberto Pacchiarotti, rappresentante del movimento ambientalista per l'Oltrepo, che boccia l'idea di mettere le mani nell'alveo.Tutti sanno, a partire dall'Aipo, come sia proprio la continua, intensa e irregolare escavazione a portare alla situazione attuale di scalzamento delle fondamenta del Ponte della Becca – sottolinea –e di numerose altre opere di difesa presenti lungo tutto il fiume, dal Piemonte alla foce. Escavazioni, accusa Pacchiarotti, richieste anche da amministratori. Per il rappresentante oltrepadano del Wwf è evidente come il nostro territorio sia già compromesso. Forse si dimentica – sottolinea – come per decenni a valle del ponte era in attività una cava in alveo con relativo drenaggio, senza che nessun sindaco o amministratore provinciale richiedesse un'indagine idraulica approfondita. L'attuale fondo è molto più basso rispetto al '51. Eppure c'è ancora chi chiede di scavare. Invoca prudenza anche Luigi Natale, del Dipartimento di ingegneria idraulica e ambientale dell'Università di Pavia. Il problema è estremamente complesso – spiega il professore – e proprio considerando che si opera su un organismo molto delicato, ogni intervento di modifica deve essere progettato ed eseguito con estrema cautela. Un tecnico avveduto non può proporre una soluzione senza aver prima studiato, calcolato, sperimentato. Del resto, spiega ancora Natale, la barra di confluenza subisce cambiamenti anche repentini al passaggio delle piene: Già dopo la piena tragica del '94 richiamai l'attenzione sul fatto che era necessario dedicare cure ai problemi delle opere idrauliche che già stavano dando segni di cedimento, piuttosto che cercare di abbassare il livello di piena a Pavia, le cui cause non possono essere controllate localmente. Insomma, il problema esiste ma sulle soluzioni c'è già divisione. Era stato infatti il sindaco di Linarolo, Pietro Scudellari, a lanciare l'allarme sul pericolo dell'enorme sabbione che si è formato sul lato oltrepadano del Po, proprio in prossimità dei piloni già a rischio del Ponte della Becca. In quel punto, infatti, si è formato una sorta di canale naturale che, secondo anche altri pareri, concorre ad aumentare la velocità dell'acqua e quindi l'erosione dei punti su cui poggia la struttura. Ad un anno esatto dal rischio crollo di una delle pile, ancora si discute su come e cosa è meglio fare. Era proprio l'inizio di novembre del 2010 quando la Provincia ordinò l'immediata chiusura della Becca per il cedimento di una parte del pilone numero nove. I lavori era durati mesi, poi la riapertura. Ma la questione rimane aperta. La struttura, ormai centenaria, è sempre più fragile. E non basta aver vietato il transito a camion e mezzi pesanti per garantirne stabilità. Venerdì il difficile tentativo di mettere tutti d'accordo su cosa fare. ©RIPRODUZIONE RISERVATA