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VOGHERA Il difensore aveva chiesto che l'accusa venisse derubricata da tentata estorsione in esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Ma la Corte d'Appello di Milano non ha accolto questa conclusione e ha confermato la pena di quattro anni e sei mesi a un trentaseienne vogherese. La vicenda da cui ha tratto origine il processo risale al novembre 2006. Il 36enne era fidanzato di una ragazza che, all'epoca, era minorenne (motivo per cui non riportiamo le generalità) e svolgeva le faccende domestiche a casa di un anziano. Secondo l'accusa, un giorno l'uomo le avrebbe rivolto pesanti apprezzamenti e le avrebbe infilato una mano nei pantaloni. Invece di rivolgersi alla magistratura, la ragazzina raccontò tutto al proprio fidanzato. Fu così che il trentaseienne si presentò, insieme alla minore, a casa dell'anziano. Una volta all'interno, la ragazza prelevò 300 euro dal portafoglio dell'uomo, mentre il fidanzato tentò di costringere l'uopmo a firmargli un assegno, minacciandolo, in caso contrario, di denunciarlo per le molestie sessuali. Ma l'anziano si rifiutò e denunciò l'altro per violazione di domicilio, rapina e tentata estorsione. In appello, il difensore dell'uomo, l'avvocato Manuela Albini, ha tentato di fare valere le stesse parole pronunciate dalla parte offesa, che ammise che le richieste di denaro gli erano state rivolte a titolo di risarcimento per il danno costituito dall'avere molestato la minorenne. Di conseguenza il legale ha chiesto che l'imputazione venisse derubricata in esercizio arbitrario delle proprie ragioni, proprio perchè l'elemento psicologico dell'autore era diverso rispetto all'intenzione di compiere una pura e semplice estorsione. Ma in giudici non hanno accolto questa tesi e ora si prospetta un ricorso in Cassazione. (f.m.)